Il Tirreno

Pontedera

Un salto indietro nel tempo

Un salto indietro nel tempo

Le contrade hanno ricostruito il paese com’era tra Otto e Novecento

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELFRANCO DI SOTTO. L’orologio della macchina del tempo scatta poco dopo le 10. Giusto il tempo di allineare figuranti, tamburini e carri nel punto di ritrovo in via De Gasperi. E in un attimo la storia di Castelfranco di Sotto torna a sfilare davanti agli occhi, attraverso i temi scelti dalle contrade per il 32esimo Palio dei barchini.

Quattro sfilate che hanno riportato il paese a cavallo fra Otto e Novecento, aperte ciascuna dal corteggio dei “porta colori”: chiarine, tamburi, dame e sbandieratori con le insegne e i colori simbolo della contrada.

A sfilare per primo il rione campione in carica, quello di San Bartolomeo, arrivato al Palio con la consueta ironia e l’immancabile piglio scanzonato. Il tema del resto era quello della prostituzione, partendo dal Regio Decreto che nel 1891 introdusse nuove regole per l’attività di meretricio. Da qui la sfilata organizzata in tre scene, aperta subito dalla lite tra marito e moglie in una cucina d’inizio Novecento, con la donna infuriata per le frequentazioni del congiunto nella cosiddetta “via del calore”. Subito dietro la locanda Da Colomba (“dove si mangia, si beve e si…”) con una prostituta impegnata a convincere uno squattrinato cliente a salire al piano di sopra, dove si trova la camera da letto perfettamente ricostruita nella terza scena. In coda le proteste del parroco, delle suore e delle pie donne, mentre carabinieri e sanitari controllano il rispetto delle norme di igiene.

Tripudio di bandiere tricolore, invece, nella sfilata di San Pietro a Vigesimo, con la visita di Garibaldi a Castelfranco nel luglio 1867. Nella prima scena, l’Eroe dei due Mondi, ospitato dal generale Luigi Stefanelli, scende in strada per salutare la folla festante, seguita dalla corsa di carretti che la giunta di allora organizzò nel giorno del compleanno dell’eroe.

Balzo in avanti ai primi del Novecento con la sfilata di San Martino, dedicata all’attività dei “granatai”: le piccole aziende artigiane che nella Castelfranco del tempo realizzavano scope di saggina, quelle che in Toscana si chiamano appunto “granate”. Partendo da una foto d’epoca della storica ditta Biagi, i verdearancio hanno portato in scena la raccolta della saggina e le tecniche di lavorazione, dalla zolfatura fino al montaggio.

Il brigante Orcino è stato invece il protagonista della sfilata di San Michele, che ha ricostruito la scena di una rapina ai danni di una famiglia di possidenti delle Cerbaie, seguita dalla ricerca infruttuosa del tesoro del bandito, nascosto secondo la tradizione nei pressi del cimitero di Orentano. (g. p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa