Il Tirreno

Pontedera

Night, ballerine e soldi a “strozzo”: tre condanne

Sentenza per padre e figlia e un collaboratore del locale al centro delle indagini Pene dai 2 anni e 8 mesi ai 6 anni inflitti all’ex gestore del Cuba Libre di Crespina

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PISA. Condannati. Ma gli immobili sono salvi. Dissequestrati con restituzione ai proprietari. Arriva dopo quasi otto anni dagli arresti, la sentenza di primo grado su un giro di usura e riciclaggio che coinvolse anche il direttore generale di una banca poi prosciolto in udienza preliminare.

Il collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Grieco e Fabbricatore) ha condannato Mauro Passetti, 83 anni, di Crespina, a 6 anni e 20mila euro di multa per usura e riciclaggio; Alessandro Annoni, 54 anni, di Pisa, a 5 anni e 6 mesi e 15mila euro per estorsione e usura; Antonella Passetti, 59 anni, di Calcinaia, 2 anni e 8 mesi e 4mila euro, solo per riciclaggio. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Letizia Giovannetti, Sara Baldini e Alessandro Zarra. Pm Miriam Pamela Romano e l’avvocato Francesco Virgone per una parte civile, un imprenditore del Valdarno.

L’ipotesi dell’accusa era che al centro del business di un night club di Crespina, il Cuba Libre gestito da Passetti, ci fossero non solo ragazze discinte e bische clandestine, ma anche un’attività di prestito a tassi usurari. A insospettire la Guardia finanza, un monitoraggio sul patrimonio di padre e figlia. Lui, pensionato, dichiarava poco più di 5mila euro all’anno. E lei appena 780 euro. «Eppure possedevano case e auto di grossa cilindrata» rimarcarono i finanzieri all’epoca degli arresti. Immobili valutati in almeno un paio di milioni di euro. L’artigiano che si è costituito parte civile raccontò in aula che dopo essere stato protestato per andare avanti chiese aiuto a Passetti. «Preciso che non mi hanno mai usato violenza – sottolineò il teste –. Ma le minacce, quelle sì. Ci sono state, soprattutto da parte di Annoni». Passetti era accusato di aver praticato usura a cinque persone, in totale circa 40 episodi.

L’imprenditore, protestato e impossibilitato a lavorare a credito, aveva riferito che, grazie a Passetti, ero riuscito a farsi aprire un conto corrente in una banca di credito cooperativo. «Mi anticipavano le fatture di un’impresa per cui lavoravo – aveva ricordato – Il conto su cui versavo poi i soldi per restituire il prestito era intestato alla figlia di Passetti, Antonella. Mauro Passetti non mi ha mai minacciato. Solo tantissime telefonate per ricordarmi dei debiti». Antonella Passetti aveva riferito di «ignorare l’uso che veniva fatto del conto. Lo avevo aperto perché me lo aveva chiesto mio padre. Mi sono fidata, in buona fede». Stando alla Procura i soldi venivano concessi dietro il pagamento di interessi anche del 150% all'anno, soprattutto a professionisti e piccoli imprenditori frequentatori di night e giocatori d'azzardo bisognosi di soldi da buttare sui tavoli verdi delle bische.

Pietro Barghigiani

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