Sicurezza
Due inchieste sul cromo 6 I conciatori: fate chiarezza
Le Procure di Pisa e Firenze indagano sulla sostanza tossica nella concia Gli imprenditori: sbagliati i metodi delle analisi, serve un tavolo al ministero
SANTA CROCE SULL’ARNO. Due inchieste, una della Procura di Firenze, l’altra della Procura di Pisa. La prima riguarda i fanghi sparsi nei campi agricoli, che ha finito per bloccare la vendita di un fertilizzante della Sgs di Santa Croce sull’Arno, successivamente ad analisi disposte da Arpat. La seconda ha messo nel mirino alcune lavorazioni contoterzi del settore conciario toscano, dopo controlli fatti dall’Asl.
In entrambi i casi c’è di mezzo il cromo 6, tossico e cancerogeno. E in tutte e due le situazioni, l’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno contesta la metodologia, e quindi il risultato, delle analisi effettuate da Arpat e Asl. Ma non solo: i conciatori santacrocesi hanno chiesto di creare un tavolo di lavoro con vari ministeri, Regione, enti di controllo e sindacati.
La questione è venuta alla luce durante la recente assemblea dei soci di Assoconciatori. «Pur essendoci valutazioni diverse sulla presenza del cromo 6 nelle rasature e considerazioni su un errore di metodo nelle analisi – ha detto il presidente, Alessandro Francioni – errore per noi confermato da illustri docenti universitari della Università di Pisa e del Politecnico di Milano, non si sono intese ragioni, affidando alla magistratura il compito di stabilire la verità sul metodo di analisi. Da questo problema se ne sono generati altri e, a nostro avviso, si è innescato un meccanismo perverso che coinvolge le nostre aziende, ma che riguarderà tutte le lavorazioni a valle, comprese quelle del prodotto finito, perché con quel metodo il cromo 6 si trova su ogni cosa fatta con pelle conciata al cromo».
«Questo problema, sollevato solamente in Toscana – ha sottolineato ancora Francioni nella sua relazione – sta preoccupando conciatori di tutta Italia e le organizzazioni sindacali nazionali del settore. L’Osservatorio nazionale della concia ha chiesto un tavolo di discussione che abbia come attori il ministero dello Sviluppo Economico, il ministero della Salute, il ministero del Lavoro nonché la Regione Toscana, la Regione Veneto e la Regione Campania, in contraddittorio con le parti sociali».
Un passaggio obbligato, secondo i conciatori, perché «le conseguenze di questi atteggiamenti rischiano di far saltare le aziende che lavorano nella pelle e con la pelle, l’economia di interi distretti e decine di migliaia di posti di lavoro». (a.q.)
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