Il Tirreno

Pontedera

un gioiello seminascosto 

Scoprire la chiesa di San Dalmazio

Da giugno visite su prenotazione con l’associazione Vademecum

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VOLTERRA. C’è un piccolo gioiello a Volterra, seminascosto: chi passa davanti al suo portone chiuso è inconsapevole di ciò che si trova oltre quella soglia. È la chiesa di san Dalmazio, in via San Lino, di fronte alla chiesa di san Francesco: un monumentum, una testimonianza di storia e di arte. Edificata agli inizi del Cinquecento insieme al complesso monastico omonimo, fu consacrata nel 1541.

Dal 1° giugno sarà possibile visitarla, con prenotazione e con un contributo di 3 euro: il venerdì alle 10,30 (inglese e italiano); il sabato alle 10,30 (in italiano) con un minimo di sei persone. L’iniziativa è dell’associazione Vademecum che mette a disposizione volontari (informazioni e prenotazioni 331 2733472 dalle 11 alle 18; vademecumvolterra@gmail.com).

La chiesa di san Dalmazio fin dall’origine è appartenuta alle religiose della regola di san Benedetto, che fino dal 1146 risiedevano fuori città; in epoche successive il complesso fu trasformato in scuola e poi in abitazioni e oggi è di proprietà della famiglia Inghirami. Nel 1791, infatti, lo stabile passò come proprietà a Marcello Inghirami- Fei che vi aprì la sua scuola-laboratorio per la lavorazione dell’alabastro. All’interno della chiesa la Deposizione di G. Rossetti (1551-1556), in un contesto ricco di decorazioni e altre opere significative.

Anche la struttura architettonica è interessante, in quanto testimonianza della cultura e dell’arte di un periodo particolarmente complesso. Un gioiello, quindi, per leggere sempre meglio la storia, la vitalità culturale e artistica di Volterra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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