La protesta
Studenti in pellegrinaggio ai lager nazisti
CASTELFRANCO. I volti sono segnati dalle atrocità viste in questi giorni, le giovani coscienze scosse dalle testimonianze ascoltate in un’esperienza di vita che non può lasciare indifferenti. È negli...
CASTELFRANCO. I volti sono segnati dalle atrocità viste in questi giorni, le giovani coscienze scosse dalle testimonianze ascoltate in un’esperienza di vita che non può lasciare indifferenti. È negli occhi e nelle parole dei ragazzi che hanno partecipato quest’anno al Viaggio della Memoria che s’intuisce il profondo significato che può avere i giovani studenti il pellegrinaggio dei campi di sterminio organizzato dall’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati).
Il Comune di Castelfranco di Sotto ha rinnovato anche quest’anno la propria adesione al viaggio in Austria e Germania, finanziando la partecipazione di sette studenti delle scuole medie castelfranchesi. La delegazione partita da Castelfranco per visitare i campi di Mauthausen, Gusen, Ebensee, il Castello di Harteim e alla Risiera di San Sabba, conta in totale oltre 20 giovani (alcuni dei quali hanno preso parte privatamente) accompagnati dall’insegnante Luca Danesi, da Massimo Fornaciari, rappresentante di Aned Sezione Pisa, e dall’assessore Giulio Nardinelli. Nell’ultimo giorno di viaggio, di rientro in Italia dopo aver partecipato all’Incontro internazionale del campo di Mauthausen, si sono tirate le somme di questa esperienza ed è forte il messaggio che i ragazzi hanno letto durante uno dei confronti del gruppo: «Durante questo pellegrinaggio i nostri cuori si sono colmati di forti emozioni. Rabbia, disprezzo, tristezza e stupore. Soprattutto ci siamo resi conto che vedendo film riguardanti questo argomento le emozioni non possono essere paragonate a quelle provate guardando con i nostri occhi gli orrori della furia nazista. In particolare ci ha colpito il racconto delle baracche rosa, di come i soldati tedeschi abusassero delle donne prigioniere nel campo di Gusen, come se fossero dei pezzi con cui divertirsi. Ci ha colpiti anche perché della struttura delle baracche non è rimasto niente, a causa del tentativo degli abitanti di questa città che, volendo dimenticare tutto, hanno costruito abitazioni sopra questi edifici. È come se volessero letteralmente calpestare le emozioni di quell’atroce periodo. In conclusione, grazie a questa esperienza, abbiamo capito che è bene non dimenticare quello che è successo in passato, per non commettere gli stessi errori. Mai più».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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