Il Tirreno

Pontedera

"Le parole pesano, spieghiamolo ai giovani"

di Max Baldocchi (esperto web di HT&T Consulting di Pontedera)
Massimiliano Baldocchi, co-fondatore della Ht&t Consulting di Pontedera
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Massimiliano Baldocchi, co-fondatore della Ht&t Consulting di Pontedera

Il punto di vista di Massimiliano Baldocchi: "Deve essere data un’educazione digitale nelle scuole"

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PONTEDERA. È indubbio il valore della rete e quanto questa porti benefici nelle vite di tutti. L’accesso libero a contenuti e informazione e la possibilità di comunicare facilmente e con vari mezzi sono ormai elementi irrinunciabili della nostra vita. Succede così che, anche coperti da un improbabile nickname, persone normalissime trovino il coraggio di scrivere e partecipare a discussioni pubbliche su social network, blog o forum e, spesso, apportando dei contributi importanti e migliorativi.Ma proprio la facilità di utilizzo di questi strumenti porta ad abusarne e, talvolta, a farne un uso sbagliato o in malafede.

Si sono create perciò nuove figure, accanto a quelle conosciute dei cyber-bulli, identificate con il nome di haters, ovvero i professionisti dell’odio in rete. Nati per identificare personaggi famosi sul web come cantanti, attori, presentatori, youtubers e influencers, si sono ampliati come gruppo comprendendo anche le persone che hanno l’unico scopo di avvelenare le discussioni. In tutto questo si mischiano l'utente medio e il suo voler esprimere la propria posizione o idea con maggiore forza e a volte anche "con violenza verbale" su persone, avvenimenti, situazioni rispetto agli altri e il fenomeno di voler emulare chi risulta, virtualmente, il più forte. Quello che scatena tutto questo meccanismo è, a mio vedere, la mancanza di consapevolezza: tutto ciò che si pubblica su internet, anche su una pagina privata di Facebook o su un blog personale, è in realtà “pubblico”, a cui si affianca la mancanza di percezione che tutto ciò si riversa su persone in carne ed ossa.

Si tratta di un problema culturale ampio e di difficile soluzione. I vari Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat ecc. promettono soluzioni come team di verifica dei contenuti, strumenti di segnalazione, modifica di come funzionano i gruppi e le relative notifiche (i gruppi di Facebook notificano ogni intervento e inducono a un maggior coinvolgimento rispetto ad altre funzionalità del social network) e altro. L'unica cosa che può salvarci è iniziare a dare un’educazione digitale nelle scuole, assieme all'acquisizione responsabile dell'uso delle parole, che hanno un peso. E quando sono scritte in luoghi pubblici dove possono essere lette da migliaia o milioni di persone, pesano ancora di più.

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