PONTEDERA. A volte nascono, crescono e spariscono nell’arco di un giorno. In altre occasioni, invece, acquisiscono un’identità propria. Diventano dei personaggi digitali fantasma. In ogni caso, comunque, lasciano il segno. E può capitare che causino addirittura dei terremoti virtuali. Sono i “fake”, parola moderna figlia della globalizzazione che descrive un profilo Facebook completamente inventato. Nomi e cognomi che non esistono, oppure, più semplicemente, che non corrispondono alla carta d’identità di chi dà loro voce. Un bunker per i leoni da tastiera, che così possono sbizzarrirsi con offese, notizie inventate e sparate a zero sugli argomenti più disparati. I “fake” attaccano dove la platea è numerosa. E puntuali sono sbarcati, da tempo, anche su “Sei di Pontedera se”.
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Si tratta di un gruppo nato all’inizio del 2014 per permettere ai pontederesi di ricordare personaggi, citazioni, locali e qualsiasi altra cosa abbia segnato la storia della città. E all’inizio le cose funzionavano a meraviglia. Cinque amministratori che si occupavano di regolare la pubblicazione dei ricordi da parte degli utenti, un mare di ricordi e un’iniziativa benefica, dopo un mese dalla fondazione, a favore delle persone danneggiate dall’alluvione a Ponsacco. Il gruppo Facebook è un po’ come una piazza. Basta iscriversi e si entra in un salotto digitale dove è possibile interagire con agli altri partecipanti. Oggi “Sei di Pontedera se” conta oltre 11mila iscritti. Ma le cose, sulla piattaforma dedicata alla memoria della città, sono cambiate radicalmente. «Abbiamo bloccato oltre cento profili, per i più svariati motivi. Alcuni si sono resi protagonisti di offese personali, altri di frasi irripetibili, mentre una parte ha scambiato il gruppo per una bacheca annunci», spiega Gianluca Poggetti, tra gli amministratori del gruppo. Perché chi sceglie di presentarsi con un altro nome, non lo fa sempre per creare scompiglio. «Ci sono utenti che pubblicizzano attività, che provano a instaurare vendite di oggetti. “Sei di Pontedera se” – dice ancora Poggetti – viaggia su una media di trenta al post al giorno, quindi quasi mille al mese. Noi amministratori cerchiamo di tenere sempre gli occhi aperti, ma non è facile, qualcosa ci scappa sempre». E così la notizia di un furto in un supermercato diventa teatro, attraverso i commenti, di sproloqui razzisti, di squallide frasi fatte e di altre vergogne che sul web riescono a superare ogni controllo. E poi ci sono i “fake” al contrario. Quelli che non perdono occasione per incensare il lavoro dell’amministrazione comunale, anche quando i cittadini segnalano disservizi oggettivi. Da ideale bar di provincia, “Sei di Pontedera se” si sta trasformando in una becera tribuna politica. Priva di contenuti e ricca di odio.
Ne sa qualcosa anche il sindaco, Simone Millozzi: «Quasi quotidianamente leggo offese personali nei miei confronti. Capisco le critiche sul mio operato, legittime, ma non accetto che venga denigrata la mia persona. Purtroppo gli amministratori non riescono a risolvere il problema, che ogni giorno si arricchisce di nuovi profili fasulli». Millozzi di recente è finito nel mirino dei vandali del web in modo piuttosto pesante, e su un tema delicato come l’allerta meteo: «In occasione di un’allerta meteo, nei mesi scorsi, in cui decisi di tenere chiuse le scuole, venne creato un falso profilo a mio nome in cui si diceva, invece, che gli istituti sarebbero rimasti aperti. Si è scatenato il caos e non è stato facile far passare la corretta informazione». La giungla sociale è sempre più fitta. E gli amministratori chiedono aiuto. «Lavoro tutto il giorno e ho due figlie piccole, quasi sempre controllo il gruppo durante la notte. Insieme a me opera Eugenio Leone, ormai siamo rimasti in due a gestire “Sei di Pontedera se”. Se qualcuno volesse darci una mano – conclude Gianluca Poggetti – sarebbe il benvenuto».