Gioco
Lo storico match del 1968, 50 anni dopo Pontedera celebra Mazzinghi. E Benvenuti tende la mano
Al Teatro Era si ricorda il titolo mondiale vinto con il coreano Ki Soo Kim. Parlano il pugile toscano e il suo rivale di sempre. E forse stavolta tra i grandi "nemici" può sbocciare la pace
1968. In Italia, e tutta Europa, imperversavano le lotte operaie e studentesche del “Sessantotto”. Pontedera, casa madre della Piaggio, era uno degli epicentri di quelle contestazioni dall’afflato rivoluzionario. Tra i murales che tappezzavano la città, tra suggestioni proletarie e slogan antisistema, campeggiava un gigantesco “Grazie Sandro”. Quel Sandro è Alessandro Mazzinghi, che a Pontedera ha lo stesso significato di Francesco Totti a Roma, o di Michael Jordan, ovunque, negli Stati Uniti.
E proprio nell’anno più caldo del secondo dopoguerra, Sandro conquistò il suo secondo titolo mondiale dei Pesi Superwelter. Proprio lui, il pugile di Bella di Mai, che per la città ha rappresentato (e rappresenta) qualcosa in più d’uno sportivo: era riscatto, orgoglio, dignità. «È un anno importante per mio padre - confida il figlio David,- ricco di celebrazioni e di bellissimi ricordi».
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Sandro Mazzinghi e Pontedera sono ancora strettamente legati. «È anche grazie a lui - continua - che la città è conosciuta nel mondo». Quel mondo sul cui tetto Sandro si era seduto proprio cinquant’anni fa. In un San Siro praticamente sold-out (più di 60mila gli spettatori), Mazzinghi sfidò il sudcoreano Ki Soo Kim, campione in carica che aveva strappato la cintura due anni prima a un certo Nino Benvenuti, rivale storico del pugile pontederese. Il pugilato riusciva dove il calcio aveva fallito, con la sconfitta contro i coreani (in quel caso, del Nord) al Mondiale del ’66. «Fu un match tra i più cruenti della storia della boxe - racconta Minuti - ma alla fine ebbe lui la meglio». Quindici riprese, botte da orbi e un solo vincitore: il pugile di Bella di Mai. Che a casa sua fu accolto da una folla in delirio. «Nonostante le proteste di quei giorni - continua - Sandro catturò l’attenzione di tutti, bloccando la città».
E quella città che fino a poco prima era nel pieno della contestazione, si fermò per il suo campione. “Grazie Sandro”. «È la dimostrazione - afferma il sindaco, Simone Millozzi - del rapporto profondo tra Sandro Mazzinghi e Pontedera». Un portabandiera della città, che insieme alla Piaggio è riuscito a far conoscere Pontedera al di là dei confini nazionali. Ma non solo. «Dopo l’alluvione del ’66 e durante le contestazioni operaie - conclude Millozzi - Sandro è stato un appiglio, il riscatto di una città intera».
E proprio così, a 50 anni da quella giornata (26 maggio), Pontedera torna a celebrarlo. Al Teatro Era (ore 21,15), il prossimo 27 maggio - un giorno dopo la ricorrenza di quella storica data - verrà proiettato il film “Mazzinghi vs Ki Soo Kim”. La serata sarà condita da momenti di rievocazione, testimonianze e tante letture. Per ricordare un momento della storia dello sport, quello con la esse maiuscola. «Insieme alla famiglia abbiamo voluto organizzare questa festa - spiega Michele Quirici di Tagete Edizioni - durante la quale sarà presentato l’ultimo libro dedicato a Sandro».
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Intitolato “Mazzinghi. Un eroe del ‘900”, il volume è il frutto del lavoro di Riccardo Minuti, che in più di cinquecento pagine ripercorre la vita, fuori e dentro il ring, di Sandro Mazzinghi. Un libro che si aggiunge al filone di testi sull’epopea mazzinghiana, ma con una marcia in più. «Nel libro - conferma Minuti - ci sono oltre mille fotografie, molte delle quali del tutto inedite».
Sandro Mazzinghi e un messaggio speciale...
Gli ottant’anni all’orizzonte, un mare di ricordi alle spalle e un pizzico di amarezza per ciò che è diventato lo sport che lo ha fatto salire alla ribalta delle cronache mondiali. Pochi peli sulla lingua, oggi come allora. Il tempo non cambia il carattere di Sandro Mazzinghi, soprannominato “Il Martello di Pontedera”, ma sfuma la rivalità col nemico di sempre. Tanto da non escludere un incontro in futuro. Senza il ring, naturalmente, ma con un abbraccio a sancire la fine di uno dei faccia a faccia sportivi più avvincenti di sempre.
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Mazzinghi, ha colpito molto il messaggio via Facebook inviato da lei al suo “rivale” storico, Benvenuti, per i suoi 80 anni.
«Mi sembra doveroso, come lui ha già fatto con me, in passato, fargli gli auguri per questo compleanno. Gli ottanta sono un’età importante, che mi avvicino anche io a compiere, il 3 ottobre prossimo. Un’età in cui è possibile guardare con un occhio al passato e uno al futuro».
Ha avuto una risposta, pubblica o privata, da Benvenuti?
«Al momento no, ma conoscendolo non tarderà ad arrivare».
È impensabile immaginare che un giorno si possa assistere a un incontro tra i due più grandi campioni del pugilato italiano e magari vedere una stretta di mano tra loro, che hanno diviso il tifo degli italiani come Bartali e Coppi?
«Tutto nella vità è possibile».
Qual è il ricordo più bello, legato alla sua carriera, e magari anche legato alla sua città?
«Quando ritornai a Pontedera dopo il successo contro Ki Soo Kim c’era un corteo di auto ad aspettarmi all’entrata della città. Ci volle un’ora per arrivare in Comune per festeggiare quel grande combattimento».
È contento che Pontedera organizzi un evento per ricordare la sua storica impresa di 50 anni fa a San Siro? E che effetto fa, dovendolo spiegare ai giovani di oggi, ritrovarsi a combattere davanti a più di 60mila persone nel tempio del calcio italiano?
«La mia città mi ha sempre voluto bene ed io l’ho sempre portata con me. Trovarsi di fronte a 60mila persone è un’emozione unica. Sentire la folla che scandisce il tuo nome non ha prezzo. Ai giovani dico di non scoraggiarsi, di cercare sempre di essere genuini, con l’onestà nel cuore. Ai miei tempi la boxe era fatta di attacco, grande preparazione atletica, regole rigidissime. Oggi vedo che è un po tutto superficiale, i pugili non hanno quel carisma che avevamo noi».
Detto della sua storica rivalità con Benvenuti, c’è invece un pugile di cui lei è molto amico e con nel corso della sua carriera ha legato particolarmente?
«Ero molto amico di Mario D’Agata, scomparso nel 2009, anche lui campione del mondo pesi gallo. Un’amicizia che è durata per tutta la vita».
Chi è, a suo avviso, il pugile più grande, di tutti i tempi, nella storia della boxe mondiale?
«Il più grande è colui che mi venne a vedere a Roma nel 1967 all’Eur. Combattevo per il titolo d’Europa contro il Francese Gonzales. Mi disse “Sandro, vieni in America, ti aspettano. Anche lì avresti folle di pubblico”. Sto parlando dell’immenso Sugar Ray Robinson, il più grande pugile di tutti i tempi».
Nino Benvenuti: "Siamo due capitoli dello stesso libro"
Pronto, buongiorno. Parlo col campione di pugilato Giovanni, per tutti Nino, Benvenuti? Risposta, con l’inconfondibile voce arrochita, udita mille volte in tv e alla radio: «Sono io, mi dica. Lei chi è?». Un giornalista del Tirreno (ovviamente faccio il mio nome, ndr), la chiamo da Pontedera. «Ah… Pontedera, allora mi sa che indovino il motivo per cui mi cerca - ride - C’è di mezzo l’altra metà della mia carriera: Sandro Mazzinghi. Non mi sbaglio, vero?». Esatto, la contatto per due motivi, anzi tre: e di mezzo c’è sempre Mazzinghi.
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Il primo, è per approfittare di questa intervista per farle i miei migliori auguri per i suoi ottant’anni. Il secondo - come dire? - ufficiale, è per dirle che proprio stamani (ieri, ndr) il Comune di Pontedera ha annunciato una serie di iniziative per ricordare i 50 anni dalla conquista del titolo di campione del mondo di Mazzinghi, nell’epico match col coreano Ki Soo Kim. Le fa piacere? Il terzo… glielo dico dopo. «Beh, intanto grazie per gli auguri. Quello che mi dice mi fa molto piacere, sono contento che Sandro abbia questo riconoscimento, nella sua città. Lo merita. Come si fa a non pensarla così? Lui è stato un grandissimo. Noi pugili ricordiamo molto bene chi è stato un avversario duro. E Sandro è stato un pugile tostissimo, picchiava davvero forte. Sento male anche adesso a ripensarci...».
Voi eravate un po’ come Coppi e Bartali; due che dividevano l’Italia, sportivamente parlando. Ma la vostra rivalità ha assunto toni molto più aspri. Che sono durati nel tempo. Perché?
«Mah... i motivi sono tanti. Diciamo che eravamo molto diversi. Sandro, poi, a mio avviso, subiva molto l’influenza del fratello maggiore, Guido, quasi un padre, per lui, che aveva un carattere duro, spigoloso. Ma io non ho mai avuto rancore nei suoi confronti. Men che meno adesso che entrambi siamo ottantenni; io lo sono già, lui lo sarà tra qualche mese. Questa è l’età giusta per mettere da parte le vecchie ruggini e dare il giusto peso a ciò che entrambi abbiamo fatto».
Ecco, appunto. Cosa rappresenta per lei Mazzinghi?
«Rappresenta l’altra metà di me. Gli devo molto. Io sono quello che sono anche grazie a lui. E credo che la cosa abbia una valenza reciproca».
Veniamo al terzo motivo per cui l’ho chiamata. Forse quello più emotivamente coinvolgente. Sul proprio profilo Facebook, Sandro, ha pubblicato una bella foto che vi ritrae insieme, giovani, e le ha augurato buon compleanno, con toni molto cordiali. La cosa la sorprende?
«Me lo ha detto mia moglie che aveva visto quel messaggio. No, non mi sorprende. E mi fa molto piacere. Appena possibile gli risponderò e lo ringrazierò. Questi auguri arrivano al momento opportuno. Come ho già detto: alla nostra età è giusto riconsiderare il passato».
In questi anni vi siete mai visti? Avete mai avuto modo di confrontarvi e di parlare delle vostre imprese, della vostra rivalità?
«No. Purtroppo no. Non è mai stato possibile. Ma potrebbe accadere presto».
Sta dicendo che potrebbe essere arrivato il tempo di dissotterrare l’ascia di guerra?
«Sto dicendo che non ho nulla contro Sandro. E che se un giorno ci saranno le condizioni e il contesto giusti, perché no? Siamo capitoli di uno stesso libro...».
Allora, in attesa di questo auspicabile, prossimo evento, se la sente di usare il Tirreno per mandare un saluto all’altra metà della sua carriera, come l’ha definita lei?
«Certo che sì. Ti auguro il meglio, Sandro. Ricambio gli auguri che mi hai mandato. Mi unisco ai festeggiamenti che ti tributeranno i tuoi concittadini. E ti mando un abbraccio forte. Forte quasi da farti male. Scherzo...».
Un’ultimissima cosa, una curiosità da appassionato di boxe. Per Mazzinghi il più grande pugile di tutti tempi è Sugar Ray Robinson. Per lei?
«Anche per me. È stato la massima espressione tecnica del nostro sport. Danzava, sembrava quasi giocare sul ring. Vede che andiamo d’accordo io e Sandro... Vero. I tempi cambiano. La saluto e la ringrazio per la disponibilità. «Grazie a lei e al suo giornale. Mi ha fatto piacere parlare di Mazzinghi e sapere che Pontedera vuole ancora bene al suo grande campione.
(Hanno collaborato Tommaso Silvi e Pietro Mattonai)
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