Il dolore
«Non luogo a procedere»
Doria Ventavoli tra i concorrenti dell’iniziativa che si conclude a breve
PECCIOLI. Si intitola “Non luogo a procedere” il racconto che Doria Ventavoli ha presentato per partecipare al concorso organizzato a Peccioli “Parole guardate”. «Il pc della mediateca comunale di Peccioli, sequestrato dalla magistratura, è sulla scrivania degli inquirenti. Guardano attoniti quella pagina bianca di Word: nessuna parola, solo una sequela di emoticon. Sei faccine, sei espressioni diverse, sei risposte al delitto della mediateca comunale di Peccioli», questo l’incipit scelto da Ventavoli. «Ho una lunga esistenza dietro di me, fatta di vite diverse: storie, luoghi, persone, sentimenti, sempre diverse, sogni e delusioni, passioni e fatica, dolori e gioie. Una infanzia in guerra, una giovinezza ribelle, studi classici ed una formazione culturale di stampo milanese. Due volte sposa, due volte madre, tre nipoti e due bisnipoti…ad oggi. Ho costruito un’azienda di architettura d’interni confrontandomi quotidianamente con la bellezza e l’arte e la conoscenza di mitici architetti. Ho sfruttato tutte gli stimoli culturali che la mia città mitteleuropea offriva a piene mani: le librerie, i Circoli letterari, La Scala, i teatri», così si racconta la concorrente.
Doria ha avuto «non solo l’opportunità di venire a contatto con il mondo televisivo e cinematografico ma soprattutto ho avuto il grande privilegio di vivere quasi 40 anni immersa nella storia del più importante teatro d’Europa, il Piccolo Teatro di Giorgio Strehler, girando il mondo con i suoi spettacoli, conoscendo di persona autori, da Brecht e gli spettacoli del Berliner Ensemble al Kabuki in Giappone».
Scrivere per lei è sempre stato non solo un piacere ma una necessità, quella di alleggerirmi del peso di forti emozioni dolorose o felici. «Ora vivo a Peccioli da anni e ho fatto mie tutte le iniziative culturali di questo fantastico paese. Ho fatto un solo concorso prima di questo, con un racconto che è stato premiato e pubblicato nell’ antologia di “Racconti Toscani” La cultura non dà da mangiare ? Può darsi, ma ti mantiene giovane e ti regala una vita lunga e degna di essere vissuta», dice.
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