Il dolore
«Nessun rancore Siamo capitoli di uno stesso libro»
«Ricevere i suoi auguri di compleanno mi ha fatto piacere Incontrarsi e chiarirsi una volta per tutte? Perché no?»
Pronto, buongiorno. Parlo col campione di pugilato Giovanni, per tutti Nino, Benvenuti? Risposta, con l’inconfondibile voce arrochita, udita mille volte in tv e alla radio: «Sono io, mi dica. Lei chi è?». Un giornalista del Tirreno (ovviamente faccio il mio nome, ndr), la chiamo da Pontedera. «Ah… Pontedera, allora mi sa che indovino il motivo per cui mi cerca - ride - C’è di mezzo l’altra metà della mia carriera: Sandro Mazzinghi. Non mi sbaglio, vero?».
Esatto, la contatto per due motivi, anzi tre: e di mezzo c’è sempre Mazzinghi. Il primo, è per approfittare di questa intervista per farle i miei migliori auguri per i suoi ottant’anni. Il secondo - come dire? - ufficiale, è per dirle che proprio stamani (ieri, ndr) il Comune di Pontedera ha annunciato una serie di iniziative per ricordare i 50 anni dalla conquista del titolo di campione del mondo di Mazzinghi, nell’epico match col coreano Ki Soo Kim. Le fa piacere? Il terzo… glielo dico dopo. «Beh, intanto grazie per gli auguri. Quello che mi dice mi fa molto piacere, sono contento che Sandro abbia questo riconoscimento, nella sua città. Lo merita. Come si fa a non pensarla così? Lui è stato un grandissimo. Noi pugili ricordiamo molto bene chi è stato un avversario duro. E Sandro è stato un pugile tostissimo, picchiava davvero forte. Sento male anche adesso a ripensarci...».
Voi eravate un po’ come Coppi e Bartali; due che dividevano l’Italia, sportivamente parlando. Ma la vostra rivalità ha assunto toni molto più aspri. Che sono durati nel tempo. Perché?
«Mah... i motivi sono tanti. Diciamo che eravamo molto diversi. Sandro, poi, a mio avviso, subiva molto l’influenza del fratello maggiore, Guido, quasi un padre, per lui, che aveva un carattere duro, spigoloso. Ma io non ho mai avuto rancore nei suoi confronti. Men che meno adesso che entrambi siamo ottantenni; io lo sono già, lui lo sarà tra qualche mese. Questa è l’età giusta per mettere da parte le vecchie ruggini e dare il giusto peso a ciò che entrambi abbiamo fatto».
Ecco, appunto. Cosa rappresenta per lei Mazzinghi?
«Rappresenta l’altra metà di me. Gli devo molto. Io sono quello che sono anche grazie a lui. E credo che la cosa abbia una valenza reciproca».
Veniamo al terzo motivo per cui l’ho chiamata. Forse quello più emotivamente coinvolgente. Sul proprio profilo Facebook, Sandro, ha pubblicato una bella foto che vi ritrae insieme, giovani, e le ha augurato buon compleanno, con toni molto cordiali. La cosa la sorprende?
«Me lo ha detto mia moglie che aveva visto quel messaggio. No, non mi sorprende. E mi fa molto piacere. Appena possibile gli risponderò e lo ringrazierò. Questi auguri arrivano al momento opportuno. Come ho già detto: alla nostra età è giusto riconsiderare il passato».
In questi anni vi siete mai visti? Avete mai avuto modo di confrontarvi e di parlare delle vostre imprese, della vostra rivalità?
«No. Purtroppo no. Non è mai stato possibile. Ma potrebbe accadere presto».
Sta dicendo che potrebbe essere arrivato il tempo di dissotterrare l’ascia di guerra?
«Sto dicendo che non ho nulla contro Sandro. E che se un giorno ci saranno le condizioni e il contesto giusti, perché no? Siamo capitoli di uno stesso libro...».
Allora, in attesa di questo auspicabile, prossimo evento, se la sente di usare il Tirreno per mandare un saluto all’altra metà della sua carriera, come l’ha definita lei?
«Certo che sì. Ti auguro il meglio, Sandro. Ricambio gli auguri che mi hai mandato. Mi unisco ai festeggiamenti che ti tributeranno i tuoi concittadini. E ti mando un abbraccio forte. Forte quasi da farti male. Scherzo...».
Un’ultimissima cosa, una curiosità da appassionato di boxe. Per Mazzinghi il più grande pugile di tutti tempi è Sugar Ray Robinson. Per lei?
«Anche per me. È stato la massima espressione tecnica del nostro sport. Danzava, sembrava quasi giocare sul ring. Vede che andiamo d’accordo io e Sandro...
Vero. I tempi cambiano. La saluto e la ringrazio per la disponibilità.
«Grazie a lei e al suo giornale. Mi ha fatto piacere parlare di Mazzinghi e sapere che Pontedera vuole ancora bene al suo grande campione.
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Sebrac59.
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