Sicurezza
La storia di Guglielmo, l’indemoniato
Il racconto di Martina Crecchi presentato al concorso a Peccioli
PECCIOLI. «Da un po’di tempo una strana storia circolava nel paese di Peccioli. Si diceva che Guglielmo, il figlio di Massimo il panettiere, fosse indemoniato. Pare che avesse da tempo atteggiamenti piuttosto strani, feroci scatti d’ira e attacchi convulsivi quotidiani e violenti. Questo è quello che raccontava suo padre Massimo in paese, dato che Guglielmo non usciva di casa praticamente da mesi e nessuno aveva potuto constatarlo di persona», questo l’inizio del racconto “Il Demonio aveva trionfato” presentato da Martina Crecchi per il concorso “Parole guardate”. Martina Crecchi, ha 21 anni e vive a Peccioli. Si è diplomata al liceo linguistico di Pontedera nel 2015 e ha continuato gli studi presso la facoltà di Lettere Moderne dell’Università di Pisa, dove studia ancora attualmente. Nel tempo libero si diverte a suonare la chitarra e pratica il calcetto nella squadra femminile del paese. «Scrivo praticamente da sempre, ma da soli due anni ho iniziato a cimentarmi in diversi concorsi letterari, un passatempo iniziato con non troppa convinzione ma che alla fine mi ha dato la possibilità di migliorare, di migliorarmi e di conoscere più a fondo il mondo della scrittura. Tra i piccoli “traguardi” che ho raggiunto in questi due anni, mi piace ricordarne tre in particolare: quello di aprile 2017 quando mi sono classificata terza al concorso nazionale “Dei due Mari” con il racconto “Il segreto della felicità”, quello di giugno 2017 quando mi sono piazzata prima al concorso “Per il verso giusto” con il testo della canzone dal titolo “La storia di Mohamed” e, primo tra tutti, quello di ottobre 2017 quando ho raggiunto la prima posizione al concorso “Premio Marudo”».
Il racconto che propone al concorso “Parole Guardate” è ambientato nel piccolo borgo di Peccioli, paese nel quale sono nata e cresciuta «e che conosco alla perfezione. Per quanto riguarda gli ambienti ho voluto porre l’accento soprattutto sul convento dei Padri Cappuccini, il mio “luogo ameno”, a me infinitamente caro per i campi estivi che negli anni ho frequentato proprio in quegli ambienti, sfruttando come aggancio il tema dell’esorcismo che realmente è stato praticato in diverse occasioni tra quelle mura», racconta.
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