Sicurezza
«La folla sul corso, fantastico»
I sessantamila di Milano, il messaggio ai giovani, parla “Il Martello”
PONTEDERA. Gli ottant’anni all’orizzonte, un mare di ricordi alle spalle e un pizzico di amarezza per ciò che è diventato lo sport che lo ha fatto salire alla ribalta delle cronache mondiali. Pochi peli sulla lingua, oggi come allora. Il tempo non cambia il carattere di Sandro Mazzinghi, soprannominato “Il Martello di Pontedera”, ma sfuma la rivalità col nemico di sempre. Tanto da non escludere un incontro in futuro. Senza il ring, naturalmente, ma con un abbraccio a sancire la fine di uno dei faccia a faccia sportivi più avvincenti di sempre.
Mazzinghi, ha colpito molto il messaggio via Facebook inviato da lei al suo “rivale” storico, Benvenuti, per i suoi 80 anni.
«Mi sembra doveroso, come lui ha già fatto con me, in passato, fargli gli auguri per questo compleanno. Gli ottanta sono un’età importante, che mi avvicino anche io a compiere, il 3 ottobre prossimo. Un’età in cui è possibile guardare con un occhio al passato e uno al futuro».
Ha avuto una risposta, pubblica o privata, da Benvenuti? «Al momento no, ma conoscendolo non tarderà ad arrivare».
È impensabile immaginare che un giorno si possa assistere a un incontro tra i due più grandi campioni del pugilato italiano e magari vedere una stretta di mano tra loro, che hanno diviso il tifo degli italiani come Bartali e Coppi?
«Tutto nella vità è possibile».
Qual è il ricordo più bello, legato alla sua carriera, e magari anche legato alla sua città?
«Quando ritornai a Pontedera dopo il successo contro Ki Soo Kim c’era un corteo di auto ad aspettarmi all’entrata della città. Ci volle un’ora per arrivare in Comune per festeggiare quel grande combattimento».
È contento che Pontedera organizzi un evento per ricordare la sua storica impresa di 50 anni fa a San Siro? E che effetto fa, dovendolo spiegare ai giovani di oggi, ritrovarsi a combattere davanti a più di 60mila persone nel tempio del calcio italiano?
«La mia città mi ha sempre voluto bene ed io l’ho sempre portata con me. Trovarsi di fronte a 60mila persone è un’emozione unica. Sentire la folla che scandisce il tuo nome non ha prezzo. Ai giovani dico di non scoraggiarsi, di cercare sempre di essere genuini, con l’onestà nel cuore. Ai miei tempi la boxe era fatta di attacco, grande preparazione atletica, regole rigidissime. Oggi vedo che è un po tutto superficiale, i pugili non hanno quel carisma che avevamo noi».
Detto della sua storica rivalità con Benvenuti, c’è invece un pugile di cui lei è molto amico e con nel corso della sua carriera ha legato particolarmente?
«Ero molto amico di Mario D’Agata, scomparso nel 2009, anche lui campione del mondo pesi gallo. Un’amicizia che è durata per tutta la vita».
Chi è, a suo avviso, il pugile più grande, di tutti i tempi, nella storia della boxe mondiale?
«Il più grande è colui che mi venne a vedere a Roma nel 1967 all’Eur. Combattevo per il titolo d’Europa contro il Francese Gonzales. Mi disse “Sandro, vieni in America, ti aspettano. Anche lì avresti folle di pubblico”. Sto parlando dell’immenso Sugar Ray Robinson, il più grande pugile di tutti i tempi».
(s.b.-t.s.)
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