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Archivio Vasari: notificato il decreto di esproprio

Archivio Vasari: notificato il decreto di esproprio

È una storia infinita quella che riguarda la proprietà dell’archivio di Arezzo proprietà della famiglia Festari di Chianni che annuncia ricorso al Tar

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CHIANNI. È una storia infinita quella che riguarda la proprietà dell’archivio Vasari di Arezzo, ereditato dalla famiglia Festari di Chianni e che ora è al centro di un altro contenzioso dopo che il ministero ha firmato un decreto di esproprio.

Il decreto, firmato dalla direzione generale Archivi del Mibact, è stato notificato alcuni giorni fa ai quattro fratelli Festari, ai quali lo Stato ha offerto un milione e mezzo di euro per le 32 filze e gli oltre 6.600 fogli di Giorgio Vasari che contengono anche le lettere scambiate con Michelangelo Buonarroti.

La querelle tra i proprietari (i loro avi ereditarono le carte nel ’600) e lo Stato dura da anni. I Festari, assistiti dall’avvocato Guido Cosulich, hanno intenzione di fare ricorso al Tar e chiedere una sospensiva del decreto.

Intanto oggi a Casa Vasari prevista la prima riunione fra la sovrintendenza archivistica per la Toscana, in sostanza l’ente espropriante, e i Festari, gli espropriati: lo scopo l’inventario analitico del bene, 6.600 fogli. Il decreto era stato preceduto a luglio da un atto declaratorio di pubblica utilità del direttore generale degli archivi del ministero dei Beni culturali, Gino Famiglietti. La battaglia legale sull’archivio dura da anni ed è passata attraverso denunce e controdenunce, culminate perfino con la tentata vendita all’oligarca russo Vassily Stepanov. Tentativo che venne avviato dal vecchio conte Giovanni Festari nell’autunno 2009 e fu proseguito dai figli.

L’affare andò a monte e la Procura di Roma indagò i protagonisti, accusandoli di aver tentato, attraverso le trattative di cessione, di forzare il ministero dei Beni culturali a esercitare il diritto di opzione per una cifra insostenibile. In quel periodo Equitalia tentò anche il pignoramento, sventato in extremis dai Festari quando l’asta era già stata fissata. A complicare le cose c’è il fatto che l’archivio è legato a Casa Vasari da un vincolo pertinenziale imposto, a suo tempo, dal ministro Alberto Ronchey: significa che nessuno può muoverlo da dove si trova conservato.

A marzo 2017 sembrava che tra i Festari e lo Stato fosse tornata la pace con la digitalizzazione dell’archivio. Poi invece c’è stata la dichiarazione di pubblica utilità (a luglio 2018), primo atto della procedura di esproprio che ora giunge a compimento. Esproprio che lo Stato motiva con le “difficoltà frapposte dalla parte proprietaria che di fatto non ha mai accettato che lo Stato esercitasse le funzioni volte a garantire la protezione, la conservazione e la valorizzazione di quel patrimonio documentario”.

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