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Pontedera

Consiglio a porte chiuse la minoranza se ne va

Consiglio a porte chiuse la minoranza se ne va

Sul caso del presunto abuso a casa di Susanna Ceccardi, la maggioranza ottiene di non rendere pubblica la discussione. Insorgono le opposizioni 

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CASCINA. Le minoranze se ne vanno e la seduta del consiglio comunale finisce. Dopo la riunione a porte chiuse, voluta dalla maggioranza, per discutere della laurea inesistente ma indicata in curriculum dalla presidente del consiglio comunale, la leghista Elena Meini, la maggioranza ha riproposto la stessa formula anche per il caso della presunta tettoia abusiva a casa della sindaca Susanna Ceccardi e della lettera anonima protocollata in ritardo, anche se denunciava le irregolarità a casa della prima cittadina. La maggioranza, rifacendosi ad un articolo del regolamento del consiglio comunale, ha deciso che il consiglio, richiesto dalle minoranze, su una vicenda che ha portato alla crisi nella giunta, si sarebbe tenuto a porte chiuse. E la segretaria generale Rosa Priore, interpellata a quel punto dalle stesse minoranze, ha ritenuto che questa fosse la strada corretta, in quanto nella vicenda sono coinvolti due dipendenti comunali, per i quali l’ex assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici, il forzista Gino Logli, ha sollecitato l’apertura di un procedimento amministrativo.

Anche se l’argomento principale non è la presunta tettoia abusiva, ma l’iter seguito successivamente per gestire sia la lettera anonima che le eventuali anomalie a casa della sindaca, alla fine si è alzato un polverone politico che ha dettato gli stessi lavori del consiglio in una spirale involutiva. E di fatto ieri è andato in scena l’ennesimo muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Entrambi gli schieramenti sono arrivati al consiglio comunale sapendo che non avrebbero trovato un accordo e nemmeno la riunione dei capigruppo ha “portato consiglio”. Per cui i lavori hanno avuto la durante di un lampo, lasciando aperta inevitabilmente la porta solo agli strascichi politici, al balletto delle supposizioni.

«Stiamo assistendo alla negazione della democrazia», dice il consigliere comunale Fabio Poli, che ha cercato di fare una dichiarazione di voto senza riuscirci, in quanto la presidente del consiglio non gli ha dato la possibilità di continuare. Le opposizioni volevano anche l’istituzione di una commissione di inchiesta, che però non sono riusciti ad ottenere. Una vicenda su cui una parte stessa della maggioranza, in particolare Forza Italia, è salita utilizzando pregressi malumori per arrivare a una resa dei conti che ha collegamenti con le amministrative di Pisa.

Nel tardo pomeriggio le opposizioni hanno diffuso un documento: «A Cascina gli amministratori di destra chiedono trasparenza e legalità agli avversari, ma in meno di due anni di mandato hanno già costruito una tradizione di indulgenza verso se stessi. Stavolta l’indulgenza si concreta con la scelta di non rendere pubblica la discussione sul presunto abuso edilizio della sindaca e sulla probabile gestione anomala della lettera anonima arrivata in Comune a febbraio. Non ci sarebbe bisogno di evidenziare che un amministratore pubblico deve avere tra i suoi primi obiettivi quello di essere al di sopra di ogni sospetto e garantire sempre il massimo della trasparenza e della legalità. I suoi consiglieri si appellano alla lettura di parte di un articolo del regolamento del consiglio comunale, ma la questione vera non è il rispetto di quell'articolo. La questione vera è: Susanna Ceccardi è in grado di sostenere un dibattito consiliare pubblico sul presunto abuso edilizio? Quali aspetti della vicenda non dovrebbero essere noti ai cittadini cascinesi?».



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