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Veicoli elettrici e intelligenti: è la nuova Piaggio

Luca Daddi e Andreas Quirici
Roberto Colaninno, presidente della Piaggio
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Roberto Colaninno, presidente della Piaggio

Il presidente Roberto Colaninno inaugura il più grande museo di moto d’Italia: «Restiamo a produrre qui ma la politica sia intelligente»

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PONTEDERA. «Il lavoro si sviluppa attraverso l’impresa che deve avere la libertà di mettere a frutto l’intelligenza dell’uomo. Un Paese che non garantisce questa libertà non ha futuro. Chi ha responsabilità politiche deve fare in modo che ci sia la libertà di usare l’intelligenza se si vuole avere lavoro».

Roberto Colaninno conclude con un messaggio alla politica l’intervento all’inaugurazione dei nuovi padiglioni del Museo Piaggio, dedicato a moto e scooter, da giovedì 19 aprile il più grande in Italia e tra i più importanti in Europa.

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L’imprenditore di Mantova, che nel 2003 ha preso il controllo della Piaggio attraverso Immsi e poi ha rilanciato l’azienda della Vespa trasformandola in una multinazionale e quotandola in Borsa, chiede meno vincoli per le imprese, ma quello lanciato ieri non va interpretato come l’appello di un liberista duro e puro, bensì di un imprenditore che ha chiaro il concetto di responsabilità sociale. Come si capisce dalle sue parole poco dopo: «Ci sono problemi enormi per il lavoro, ho pensato di esprimere un mio parere sulle possibili soluzioni in questo campo».

Libertà d’impresa, intelligenza, lavoro, innovazione e tecnologia sono alcuni dei termini ricorrenti nelle riflessioni di Colaninno mentre parla del Museo che rappresenta le radici di un’azienda con 130 anni di storia e, soprattutto, un ponte tra passato e futuro. «La storia della Piaggio – dice l’industriale – si basa sull’innovazione». E continuerà a essere così, dato che le prospettive del Gruppo delle due ruote (con 6.620 dipendenti e un fatturato consolidato di 1.342,4 milioni nel 2017) sono legate a prodotti ricchi di tecnologia d’ultima generazione. Sulla rampa di lancio c’è la Vespa Elettrica, la cui apparizione sul mercato europeo è prevista il prossimo autunno: «Sarà prodotta a Pontedera e all’inizio verrà distribuita in Europa. Non escludiamo di venderla anche negli Usa, in Cina e India. Ma prima di arrivare a una distribuzione del veicolo elettrico, così come oggi vediamo quella del veicolo con motore termico, occorrerà del tempo e saranno necessarie infrastrutture. Il nostro prodotto sarà comunque ibrido, con un motore termico che aiuterà a ricaricare quello elettrico: questo è un elemento che faciliterà molto. Quanto alle infrastrutture, dovranno essere distribuite in maniera diffusa, come lo sono i punti di rifornimento della benzina. L’orizzonte temporale, però, è difficile da prevedere».

Vespa Elettrica, ma non solo. Colaninno vede come un fiore all’occhiello Piaggio Fast Forward: la società con sede a Boston, nata per sviluppare innovazione nel settore della mobilità e dei trasporti, ha creato Gita e Kilo, veicoli intelligenti, capaci di muoversi anche in autonomia, la cui produzione e commercializzazione potrebbero avere inizio tra la fine dell’anno e il 2019. Nuovi prodotti in arrivo anche per Moto Guzzi e Aprilia: «Avranno dei miglioramenti al motore e negli accessori».

La Piaggio punta a svilupparsi ancora nel mondo, ma l’azienda «è nata e cresciuta in Italia, rappresenta la storia del nostro Paese e resterà in Italia», garantisce il presidente. Che sottolinea anche il ruolo dello stabilimento toscano, uno dei sei tra l’Italia e il resto del mondo, quello dove l’ingegnere Corradino D’Ascanio inventò la Vespa nel 1946: «Quella di Pontedera è la fabbrica centrale del Gruppo, rimane fondamentale, in qualche modo guida tutte le nostre attività». Poi un accenno alla vertenza Tmm, una società dell’indotto Piaggio che produceva marmitte ed è stata messa in liquidazione, con oltre 80 lavoratori che hanno perso il posto. «Spero che si trovi una soluzione per la Tmm – si augura Colaninno –, una vicenda che non poteva avere uno sbocco diverso date le condizioni industriali e tecniche. La Piaggio farà la sua parte assicurando all’eventuale nuova azienda le commesse che dava prima».
 

 

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