Il Tirreno

Pontedera

Frode finanziaria mondiale chiesto il processo per 19

Frode finanziaria mondiale chiesto il processo per 19

Un migliaio le parti offese con perdite stimate dalla Procura in 90 milioni di euro Le accuse: bond e titoli privi di valore offerti a società per ottenere prestiti

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PONTEDERA. Una truffa finanziaria con numeri e geografie mondiali. Epicentro Pontedera con diramazioni nei paradisi fiscali e un raggio d’azione che comprende tutti i continenti.

L’inchiesta “Flowers 2” è arrivata al passaggio della richiesta di rinvio a giudizio per diciannove persone accusate di aver promosso o favorito un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abusivismo finanziario con l’aggravante della transnazionalità. Il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni vuole processare diciannove dei ventuno indagati iniziali. Tra meno di un mese ci sarà l’udienza preliminare. Due degli indagati sono irreperibili. Si tratta di un cingalese irrintracciabile e di un italiano a cui non si riesce a notificare la richiesta di rinvio a giudizio: da mesi si trova nelle carceri libiche accusato di traffico d’armi. C’è anche questo tocco di colore di criminalità internazionale nella maxi operazione che nel dicembre 2015 portò a 6 arresti e a sequestri per 11 milioni di euro. Alla fine delle indagini le cifre sono cresciute. Le transazioni ritenute illegali vengono stimate in oltre 90 milioni di euro con 55 milioni su cui sono scattati i sequestri. Un migliaio le parti offese, di cui circa 200 italiane. Un fronte che ha impegnato per anni il magistrato e il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza diretto dal tenente colonnello Giuseppe Dell’Anna. Il radicamento pisano deriva da una società con sede a Pontedera, intestata a Walter Tommasi, considerato la mente della truffa finanziaria internazionale.

Le accuse.Per la Procura il sistema truffaldino prevedeva l’offerta di obbligazioni o titoli a garanzia per far ottenere prestiti a imprenditori che versavano una provvigione iniziale solo per la prenotazione del Bond da presentare in banca in modo da ottenere una linea di credito. Solo che quei titoli avevano lo stesso valore della carta su cui erano stampati: zero.

Come funzionava. I broker avvicinavano o venivano cercati da imprenditori che avevano difficoltà ad ottenere credito dalle banche attraverso i circuiti tradizionali. La proposta era chiara pur nella complessità del contesto: prospettavano alle imprese l'affitto per un anno di titoli o obbligazioni del valore di centinaia di milioni di euro. Avendo quei titoli le società potevano presentarsi alle banche e chiedere un prestito, anche se non per l'importo del Bond offerto a garanzia. Per prenotare l'affitto del titolo si doveva pagare una sorta di caparra, "call option" che di solito andava sui 20.000-30.000 euro. Era la prima fase. Se l'imprenditore voleva poi concretizzare l'affitto del titolo doveva pagare una percentuale sul valore nominale del prodotto finanziario trattato. E qui scattava, per l'accusa, una vera batosta per le imprese. C’è chi ci ha rimesso dai 3 ai 4 milioni di euro.

I "vantaggi" per le imprese. Si deve partire da una premessa: esistono mercati legali in cui contrattare titoli a scadenza e con questi ottenere credito dalle banche. Tutto lecito. Il privato paga una provvigione che ritiene ragionevole a fronte della possibilità di esibire una garanzia a termine. Il cuore dell'inchiesta della Finanza è che quei titoli era semplici fotocopie. Sfioravano la perfezione, ma erano buone per farci gli aeroplanini.

Arrestati e indagati, stando alla ricostruzione della Procura, «accedendo via web alle piattaforme finanziarie dei circuiti Bloomberg e Euroclear, utilizzavano documentazione contraffatta chiedendo il pagamento di una caparra, denominata call option, al fine di prenotare i titoli che non venivano, poi, mai consegnati ai clienti». Su Euroclear e Bloomberg gli indagati avevano accesso, ma solo per consultare le analisi dei mercati e non per svolgere contrattazioni. L'escamotage contestato è quello di aver stampato titoli, Bond e cambiali internazionali reali per poi modificarne codici e riferimenti bancari in modo da ottenere un pacchetto completo e all'apparenza solido al momento di proporre la firma dei contratti. In realtà, per l’accusa, erano documenti contraffatti.

Pietro Barghigiani

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