Sicurezza
«Quella casa è abusiva» è in un’area vincolata
Il Consiglio di Stato dà ragione al parroco di San Savino contro il Comune per l’abitazione realizzata nel complesso monumentale dell’abbazia
CASCINA. La grane urbanistiche per il Comune di Cascina arrivano una dietro l’altra. Dopo la vicenda degli illeciti edilizi nelle case di via San Donato, il Consiglio di Stato ha dato un altro “schiaffo”, metaforicamente parlando, agli uffici dell’edilizia privata e dell’urbanistica. La storia è vecchia e più volte è finita sulle cronache locali in seguito alle proteste del parroco di della Badia di San Savino, don Alberto Armellin, che fin da quando ha visto aprire il cantiere ha protestato perché il Comune aveva autorizzato la trasformazione di un manufatto degli anni ’60 (già oggetto di un condono a suo tempo respinto e di una ordinanza di demolizione) in civile abitazione. Tutto questo nell'ambito del complesso monumentale della Badia, che a parole tutti vorrebbero tutelare.
Ora il Consiglio di Stato, dopo un lungo contenzioso, se ne parla da 2005, ha annullato la concessione edilizia rilasciata dal Comune di Cascina. Cosa succederà? Difficile dirlo, a distanza di così tanto tempo dal primo ricorso al Tar.
Oggetto del contendere era proprio la “legittimazione” da parte del Comune di Cascina di un manufatto, in origine una tettoia, chiusa precariamente intorno agli anni ’60, aderente ad un edificio adibito a stalla edificato dall'Ordine dei Cavalieri di Santo nel 1735 e di proprietà della Parrocchia di San Savino, situata davanti al complesso monumentale della Badia.
Il parroco, che per anni è stato costretto a tacere, non nasconde la sua soddisfazione. Anche perché lui più volte aveva provato a fare presente agli uffici comunali che quell’edificio veniva legittimato senza tenere conto che si interveniva su un bene di valore artistico storico ed in un’area sottoposta a vincolo della Soprintendenza. La vertenza giudiziaria è stata lunga ed articolata, il Comune ha più volte parzialmente annullato i provvedimenti concessori al fine di editarne altri più solidi. Svariati atti, svariati ricorsi per motivi aggiunti da parte di don Alberto.
Ora c’è una sentenza di secondo grado di cui tenere conto: la concessione edilizia numero 5845 del 2006 rilasciata al proprietario del manufatto trasformato in abitazione -poi in magazzino- e tutti i titoli abilitativi agli interventi edilizi rilasciati successivamente sull’immobile abusivo sono stati annullati.
Il Comune e il proprietario sono stati condannati a pagare le spese di primo grado, già anticipate di tasca propria dal sarcedote, nonché 10mila euro per spese legali a carico e quelle dei due gradi di giudizio.
«In questa vicenda l’iter amministrativo è stato più volte riavviato mediante annullamenti e riadozioni del provvedimento: al Tar ogni volta che viene adottato un nuovo provvedimento, si deve fare una nuova impugnativa e corrispondere un nuovo contributo unificato, che don Alberto ha sempre pagato personalmente, non come parrocchia», tiene a precisare l’avvocato Serena Bulleri, che si è presa a cuore la vicenda, dopo che don Armellin si era rivolto allo studio dell’avvocato Flavio Bulleri. Una sorta di muro contro muro tra il Comune ed il parroco. Ma nello specifico era davvero una questione tra i precedenti amministratori e don Alberto. Una volta un tecnico e il sacerdote, impegnati a documentare con fotografie i lavori al cantiere, erano stati presi oltre che a male parole anche a sassate dai muratori, sebbene il parroco avesse poi deciso di non rendere pubblica la vicenda per stemperare gli animi. «Quando si è concluso il primo grado, con la condanna alle spese di don Alberto(circa 2.600 euro), il sindaco Alessio Antonelli – spiegano il sacerdote e l’avvocato – aveva preteso che venissero corrisposte, pur in pendenza di un giudizio di appello». Somme che oggi il Comune (e di conseguenza i contribuenti) dovrà restituire in aggiunta alle spese legali a cui è stato condannato ed al rimborso dei contributi versati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
