Il Tirreno

Pontedera

Nuovi macchinari al centro trasfusionale di Pontedera

di Pietro Mattonai
Il primario del centro dottor Fabrizio Niglio davanti ai frigoriferi dove viene conservato il sangue (foto Franco Silvi)
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Il primario del centro dottor Fabrizio Niglio davanti ai frigoriferi dove viene conservato il sangue (foto Franco Silvi)

La struttura diretta dal dottor Niglio sta per tornare a regime dopo il rogo. Da gennaio 90 studenti hanno donato sangue per la prima volta

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PONTEDERA. «Manca poco e tutto tornerà come prima». Dopo l’incendio del mese scorso, parla così il primario del centro trasfusionale di Pontedera, Fabrizio Niglio. «In questi giorni si sta concludendo la decontaminazione, – spiega – ma le porte per i donatori sono sempre aperte». All'ospedale Lotti, del resto, il flusso della solidarietà non si è mai arrestato, nonostante le fiamme. Una ripresa immediata, testimonianza di una struttura solida e di un personale altamente qualificato.

«Il centro è attivo come sempre – prosegue Niglio – anche se speriamo di aumentare le nostre capacità». Tanto è già stato fatto. Lo staff medico, da mesi, segue corsi di aggiornamento per l’utilizzo di macchinari complessi, in grado di ottenere, con una sola donazione, più di una componente. «Presto il centro sarà dotato di un altro apparecchio per la plasmaferesi, – continua – che ci aiuterà ad arricchire l’offerta per i donatori». Un’offerta – ci tiene a specificare il responsabile del centro – che non è solamente materiale. «Da novembre – racconta Niglio – il centro trasfusionale è aperto anche la seconda e quarta domenica di ogni mese». Ciò contribuisce naturalmente ad incrementare le scorte di sangue per l’ospedale pontederese. Le risorse, però, nonostante i buoni numeri fatti registrare in quest’anno, non sono mai troppe.

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«Purtroppo – commenta – il rapporto tra donatori e pazienti non è mai uno a uno». Le operazioni e gli interventi d’urgenza, spesso, richiedono molte sacche di sangue. Dunque, per un solo paziente, servono più di un donatore. «Talvolta – assicura Niglio possono servire anche venti unità di sangue per ogni caso». Nessuna emergenza, dunque, ma costante bisogno di mantenere una buona affluenza per chi ne ha più bisogno.

Una boccata di aria fresca, in questo senso, la sta portando il villaggio scolastico di Pontedera. «Da gennaio – specifica – sono quasi novanta gli studenti che hanno deciso di donare nel nostro centro trasfusionale». Un frutto, questo, che è maturato negli scorsi mesi, grazie al lavoro incessante del dottor Niglio nei vari istituti della città. «A breve ci saranno gli ultimi incontri, – conclude – poi toccherà ai ragazzi dire la loro».

La campagna, di cui Il Tirreno è media partner, prevede che gli studenti realizzino un elaborato, scritto o multimediale, che sarà pubblicato sulle pagine o sul sito del nostro giornale. 

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