Sicurezza
Lavoro, il prof Morroni ha presentato il libro di Martinelli
SAN ROMANO. È arrivato in libreria il volume “Right or duty to work”, scritto da Valerio Martinelli, giovane studioso di San Romano che fa parte dello staff del sindaco di Pisa, Marco Filippeschi. Il...
SAN ROMANO. È arrivato in libreria il volume “Right or duty to work”, scritto da Valerio Martinelli, giovane studioso di San Romano che fa parte dello staff del sindaco di Pisa, Marco Filippeschi. Il volume, edito dalla casa editrice Ets, è stato presentato nei giorni scorsi alla biblioteca “Giovanni Gronchi” a Pontedera dal professor Mario Morroni, ordinario di economia politica al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa.
«Il libro di Martinelli – afferma Morroni – illustra con chiarezza il dibattito che portò alla formulazione degli articoli della nostra Costituzione riguardanti il lavoro. È convinzione dell’autore che “il lavoro come diritto, come dovere, come valore, deve riacquistare la sua centralità”. Non sfuggirà al lettore di questo interessante libro la palese contraddizione tra la visione espressa nella nostra Costituzione, che sancisce il diritto al lavoro (e a una retribuzione che permetta una vita libera e dignitosa), e la realtà che è sotto gli occhi di tutti».
«Secondo la visione che dagli anni ’80 in poi ha ispirato i trattati europei – prosegue Morroni – la Banca Centrale Europea deve limitarsi a garantire la stabilità dei prezzi, mentre i governi devono perseguire il pareggio di bilancio. I trattati europei impediscono una politica anti-ciclica, ossia politiche fiscali espansive nei momenti di crisi, e addirittura comportano politiche di austerità pro-cicliche, ossia una riduzione della spesa pubblica che aggrava gli effetti negativi della caduta degli investimenti e dei consumi privati. Le politiche di austerità hanno ottenuto l’effetto opposto rispetto all’obiettivo dichiarato dai loro sostenitori. Infatti, esse hanno causato un aumento del rapporto debito/Pil (a causa della riduzione del Pil), un calo della competitività internazionale perché la riduzione dei volumi prodotti fa lievitare i costi unitari, e un notevole incremento del numero di persone in condizioni di povertà. L’aggravarsi del disagio economico in larghi strati della popolazione ha indotto un numero crescente di persone ad abbracciare idee xenofobe e nazionalistiche, spingendo molti a individuare in chi sta peggio la causa dei loro mali».
«Non è vero – conclude Morroni – che non ci sono alternative all’austerità autolesionista imposta dai trattati europei. Gli effetti positivi dei provvedimenti adottati negli Stati Uniti per ridurre la disoccupazione dimostrano la validità delle politiche fiscali espansive nelle fasi di congiuntura negativa. Nel momento più acuto della crisi Obama ha aumentato la spesa pubblica fino ad arrivare al 12% di deficit sul Pil (ben 4 volte il limite del 3% stabilito dal trattato di Maastricht). La ripresa statunitense è stata più rapida (con un rientro del deficit) di quella molto tardiva e anemica dell’Unione Europea costretta a rispettare la regola del pareggio di bilancio (fiscal compact)».
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