Vittorio e Paolo un sodalizio davvero unico
Ai due fratelli si devono alcuni momenti tra i più alti nella storia del cinema italiano
Una lunga amicizia mi lega a Paolo e Vittorio Taviani. Tra le iniziative dedicate al loro cinema vorrei ricordare la mostra del 1987 “La bottega Taviani”, da me curata, che ebbe luogo a San Miniato, Pisa e Firenze. Poi ancora nel 1982 la grande mostra a Bruxelles “La Toscana raccontata da Paolo e Vittorio Taviani” alla sede dell’Unione Europea. La nostra collaborazione è nata negli anni Ottanta sul set di “Good Morning Babilonia” di cui ho seguito la lavorazione e che ricreava a Tirrenia la Hollywood di inizio secolo.
Era una situazione unica vederli girare e vedere questa perfetta sintonia tra i due registi come se fossero una sola persona. Quando andammo in Portogallo a Montemor-o-Novo per un omaggio al loro cinema, insieme a Marco Abbondanza, direttore del Festival Sete Sòis Sete Luas, si avvertì un profondo amore per il loro cinema e le loro storie. Quando andammo al teatro dove si proiettava il loro film “Padre padrone”, i due registi di San Miniato si accorsero che la copia del film aveva un colore pessimo, virata in rosso, però era l’unica copia disponibile in Portogallo con sottotitoli. E uscimmo dalla proiezione con un sorriso dei due autori per non guardare oltre quella copia così deteriorata, però Paolo e Vittorio nella loro semplicità non vollero rompere l’incanto che si era creato in sala con il loro film, tanto amato in quella terra che si ritrovava nella Sardegna contadina raccontata dai Taviani.
La scomparsa di Vittorio segna la fine di un sodalizio unico, che ha creato alcuni dei momenti più alti nella storia del cinema, con film indimenticabili come “Padre padrone”, “La notte di San Lorenzo”, “Kaos” e “Cesare non deve morire”. Paolo e Vittorio sono tra i più grandi poeti del cinema contemporaneo, amati da registi come Scorsese e Tarkovskij. Il cinema dei Taviani nasce ed è costruito in una grande famiglia, che comprende tra gli altri il musicista Nicola Piovani e la costumista Lina Nerli Taviani. È un cinema artigianale, elaborato come un’opera d’arte con grande sapienza compositiva, senza grandi mezzi economici, come quelli del cinema americano, ma ricco di idee e utopie.
Vittorio è stato un autore che ha amato profondamente la sua terra d’origine ed è sempre rimasto legato alla sua Toscana e alla sua San Miniato. Il suo amore per il cinema è nato vedendo, molti anni fa, il film “Paisà” di Roberto Rossellini e il suo amore per lo spettacolo è nato quando il padre lo portava da bambino ad assistere alle opere liriche a Firenze al Maggio Musicale. Da qui la passione per la settima arte e la voglia di raccontare storie attraverso immagini, colori e suoni.
Ciao Vittorio, ci hai lasciato, ma ci hai donato grandi opere che vivranno per sempre nei nostri cuori e in tutto il mondo.
*Giornalista e critico cinematografico
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