Attenzione
«È assurdo non recuperarlo»
La studiosa Bizzarri: «Potrebbe essere un traino importante per il turismo»
TERRICCIOLA. Laura Bizzarri è una professoressa e storica dell’arte, che insegna all’istituto tecnologico agrario Brancoli Busdraghi di Lucca. Anche lei è tra le persone che chiedono a gran voce che le istituzioni si occupino dell’ipogeo del Belvedere, a Terricciola, completamente devastato dal degrado.
«Io veramente non riesco a capacitarmi di come si possa gettare nell’immondizia un luogo così importante, che potrebbe davvero diventare il fiore all’occhiello del paese», spiega Bizzarri. E pensare che in passato le visite presero piede, con ottimi risultati. «Portai i miei studenti a visitare gli ipogei, e anche quelli che solitamente, in classe, si mostravano disinteressati alla didattica, di fronte al fascino del sito archeologico – racconta Bizzarri – rimasero sbalorditi e iniziarono a fare domande. Volevano sapere le origini di quel luogo, conoscerne la storia». Ecco perché, secondo la professoressa, far tornare visitabile l’ipogeo del Belvedere vorrebbe dire molto di più che incrementare il giro di turisti nel paese. «Al di là del beneficio economico che ne trarrebbe il territorio, si aprirebbero le porte della nostra storia ai giovani. Dentro a quello che oggi è un sito archeologico venivano riposte le provviste di cibo per i momenti di carestia, i raccolti di grano e olive. Ci sono il sudore e l’ingegno dei nostri avi là dentro».
In un colpo solo, quindi, dare la possibilità alla onlus “Le città sotterranee”, o a qualsiasi altro soggetto armato di competenze in ambito di storia dell’arte e buona volontà, di tenere in ordine l’ipogeo del Belvedere e di curarne visite e iniziative, vorrebbe dire dare una chance di sviluppo al territorio di Terricciola e zone limitrofe, che godrebbe di un luogo dedicato ai visitatori, ma anche fornire uno strumento didattico importante e concreto agli studenti. «I visitatori a Terricciola vengono soprattutto per gustare le prelibatezze della terra, in particolare i vini, ma se a loro offrissimo anche un percorso archeologico sono convinta – conclude Bizzarri - che potremmo davvero fare un salto di qualità agli occhi di chi sceglie la Valdera come meta turistica». (t.s.)
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