Il Tirreno

Pontedera

Divieti, rinvii e stop Il quartiere non decolla

di Tommaso Silvi
Divieti, rinvii e stop Il quartiere non decolla

Una parte del nuovo angolo di città in costruzione è oggetto di indagini dell’Arpat Millozzi: «Sono amareggiato». Il direttore dei lavori: «A settembre finiamo»

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PONTEDERA. La prima interruzione risale all’aprile 2014, causata da una variante al progetto originale. Poi il via ai lavori che sembrava definitivo, un anno dopo, che invece altro non è stato che un intervallo felice prima di un altro stop. Quello imposto dal Comune, nel febbraio 2017, e ancora parzialmente in vigore, in seguito ad alcune indagini dell’Arpat sul terreno all’interno del cantiere. A che punto sono i lavori per il nuovo quartiere a due passi dallo stadio, nell’immenso terreno compreso tra via della Costituzione e la strada regionale 439 “Sarzanese-Valdera”? Cosa impedisce la fine di un’opera importante che va avanti a singhiozzo da anni?

La risposta sta in una serie di carte intestate, che riguardano da vicino anche Il Tirreno, che nel novembre 2016 ha celebrato, attraverso un incontro pubblico alla biblioteca Gronchi, la fine di un progetto portato avanti con la città e con il Comune, al fine d’intitolare sette strade del nuovo quartiere ad altrettanti personaggi del territorio che in passato si sono contraddistinti in vari ambiti, professionali e non solo. Dai documenti emerge che per una svolta e l’atteso completamento della maxi operazione ci sarà da attendere ancora un bel po’. Taglio del nastro possibile, forse, in autunno. Salvo ulteriori imprevisti.

Terra contaminata. I lavori stavano scorrendo bene, sembrava che tutto stesse procedendo verso il completamento di un vero e proprio paese in miniatura, dotato di un chilometro e mezzo di strade pubbliche, cinque parcheggi, 36mila metri quadrati di verde, un parco da 15mila ettari e settecento metri di pista ciclabile. E invece nel febbraio del 2017 il Comune ha stoppato ruspe e operai. Questo dopo la comunicazione dell’Arpat, che ha trovato nel terreno di riporto utilizzato all’interno del cantiere un parametro superiore alla norma, per ciò che riguarda i siti a indirizzo residenziale, relativamente alla presenza di “Pcb”, ovvero idrocarburi pesanti. La terra in questione arrivava da Livorno. Arpat ha comunicato l’anomalia al Comune, che quindi ha ordinato alla Green Park, la società che si è presa in carico l’investimento multimilionario per dare vita a un nuovo angolo di città, di bonificare le aree contaminate. Ora si attendono le nuove analisi da parte di Arpat per capire se gli idrocarburi sono stati ridotti al di sotto della soglia fissata dalla legge.

«Ripresa vicina». In una parte del nuovo quartiere, stando alle promesse, si dovrebbero vedere presto, di nuovo, uomini e mezzi in azione, almeno nelle zone non oggetto di indagini da parte di Arpat. A fine mese potrebbero essere terminati i lavori per la realizzazione di un’idrovora per la sicurezza idrogeologica dell’area. Qualcosa dunque, seppur lentamente, troppo lentamente, si muove, a testimonianza della volontà della Green Park, sodalizio composto da imprenditori della provincia e non solo, di concludere il progetto.

Sindaco e architetto. «Entro settembre avremo completato le opere di urbanizzazione e i lotti saranno pronti per essere acquistati da coloro i quali, successivamente, potranno costruire lì la loro casa. Siamo stati fermi in inverno coi lavori per le condizioni meteo». La promessa arriva da Andrea Mannocci, direttore dei lavori. Ma nel frattempo il sindaco Simone Millozzi mastica amaro: «Quel comparto residenziale rappresenta una svolta per la città, a livello urbano e di mobilità sostenibile, grazie alla lunga pista ciclopedonale inserita nel progetto. C’è amarezza per i troppi intoppi che si sono susseguiti. La proprietà deve fare tutto ciò che è necessario per riportare la situazione alla normalità, con l’auspicio che gli enti coinvolti diano l’ok per proseguire spediti verso il completamento del quartiere».

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