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Nel club del sesso estremo casalinghe in cerca di soldi - Video
Secondo le indagini dei carabinieri, i gestori del Valentine avevano messo in piedi una rete di donne che si prostituivano. Tra loro c’erano mogli insospettabili
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PONTEDERA. Sesso estremo, a pagamento, con casalinghe, moglie apparentemente fedeli e in cerca di soldi. Il Club Valentine in poco tempo era riuscito a mettere insieme un migliaio di soci. Sui siti l’attività del locale veniva presentata come quella di un club privè dove poter ascoltare musica, ballare, conoscersi davanti ad un drink.
COINVOLTE DONNE INSOSPETTABILI
Ma per gli scambisti e gli amanti del sesso a pagamento è stato facile capire che dietro lo specchietto di club o di night (anche se i gestori di locali notturni prendono le distanze da chi utilizza i circoli socio culturali per sfruttare la prostituzione) c’era qualcosa di molto diverso. I due gestori del Valentine avevano messo insieme una rete di donne che si prostituivano all’interno del locale. Donne insospettabili, spesso con una famiglia alle spalle ovviamente ignara di come trascorrevano i pomeriggi o le serate. Oltre a donne che, invece, da tempo esercitano questa professione e hanno una clientela di riferimento. I gestori del club, un pregiudicato di origini italiane, e la sua compagna romena, si erano dati una rigida divisione dei compiti. Entrambi sono agli arresti domiciliari e il loro avvocato, Fabiola Tani, sta lavorando per presentare ricorso al Riesame e chiedere l’attenuazione della misura cautelare in quanto ritiene che non ci siano i presupposti per una misura così restrittiva.
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Sono finiti ai domiciliari Aniello Sepe, 52enne originario della Campania, e Aurora Marianna Vasiunuc, 32enne di nazionalità romena. Due loro collaboratori, un uomo e una donna, sono invece stati indagati in concorso per lo stesso reato: quello di sfruttamento della prostituzione. Sepe, da quanto è stato spiegato, era preposto al primo contatto con i clienti, dalla riscossione del biglietto d’ingresso che oscillava tra i 50 e gli 80 euro, fino alla distribuzione di contraccettivi. La compagna era la vera leader della scena: «A lei competeva l’organizzazione della serata, la preparazione delle ragazze e il loro avviamento alle pratiche sessuali, la costrizione, quando ricorrevano le necessità, a prestazioni, anche in presenza di uomini non graditi, il controllo dei rapporti tra le donne e i clienti, per evitare frequentazioni al di fuori del club», hanno spiegato i carabinieri.
COMPENSI MODESTI
Gli inquirenti hanno definito sconvolgente il contenuto delle chat della donne che lavoravano nella struttura. E che a fronte di incontri con sei, sette uomini per un’orgia percepivano compensi modesti, di appena 40 euro. Ovviamente si lamentavano proprio per le condizioni in cui si trovavano a lavorare. Nessuna di loro, almeno per il momento, sembra nelle condizioni di essere avviata ad un programma di recupero e di reinserimento. Molte – arrivavano da Prato, Arezzo, Grosseto e da più zone della provincia di Pisa – hanno situazioni familiari complesse, sono sposate e madri.
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