Il Tirreno

Pontedera

Ucciso da un infarto infermiere del 118

di Sabrina Chiellini
Ucciso da un infarto infermiere del 118

Era un volontario della Misericordia di San Miniato Basso, trovato da una passante

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SAN MINIATO. Una passante lo ha trovato senza vita in via Dei Beccai a San Miniato Basso. Aveva una ferita alla testa, dovuta all’impatto con lo spigolo di un cancello contro cui ha sbattuto Fabio Caponi, 53 anni, infermiere del 118 di Empoli e storico volontario della Misericordia di San Miniato Basso, dopo che ha avuto un malore. Un infarto fulminante, è la prima ipotesi, e Fabio è morto all’istante.

La moglie era al lavoro in quel momento - era mattina - mentre l’anziana madre era in casa, a un centinaio di metri dal luogo della tragedia, ed è stata tra le prime a sapere quello che era successo. Fabio è stato soccorso dagli amici e colleghi insieme ai quali, per tanti anni, ha salvato persone, spesso colpite da infarti come lui. Un destino davvero crudele. Fabio era originario di Pontedera ma viveva a San Miniato Basso, dove prestava servizio sull'automedica del 118. L'anno prossimo avrebbe compiuto 20 anni di servizio con la centrale dell’emergenza sanitaria empolese, ora unita con quella di Pistoia. Quando si è sentito male era uscito di casa per andare a depositare dei rifiuti nella campana del vetro. Una donna, passando dalla strada, ha visto come un fagotto ripiegato. Si è avvicinata e ha capito che era un uomo. Lei però non aveva il telefono, ha fermato un automobilista e insieme hanno dato l’allarme al 118 che in pochi minuti era sul posto, insieme ai carabinieri della compagnia di Pontedera.

Grande il dolore per gli stessi soccorritori: sul posto la Misericordia di San Miniato che ha tentato la rianimazione per più di un'ora, ma non c'è stato poi più niente da fare. Momenti di grande sconcerto, sempre con la speranza di riuscire ad interrompere il disegno del destino. Poi però è stata accertata la morte. Tra i primi ad intervenire anche il dottor Alessio Lubrani, responsabile del 118.

Un intervento che Lubrani non avrebbe mai voluto vedere. «Sono stato informato dalla centrale e sono accorso per capire cosa era successo - dice - è un grande dolore per tutti noi. Fabio era una persona speciale. Purtroppo vittima di uno di quei malori che non tentiamo di prevenire anche attraverso l’informazione. Lavorava nel settore dell’emergenza da tanti anni prima come volontario, poi come infermiere. La sua passione, l’impegno che metteva per aiutare gli altri andavano oltre il lavoro. Amici e colleghi, oltre alla famiglia, sono oggi nel dolore».

Caponi lascia la moglie e una figlia che studia a Brescia e che è stata informata della morte del padre e ha subito fatto rientro a casa. I carabinieri hanno effettuato un sopralluogo nel punto in cui Caponi è stato trovato. Hanno informato la Procura e poi la salma è stata restituita alla famiglia per il funerale. Fabio sapeva donare il suo tempo e la sua professionalità agli altri. E questo ha lasciato un segno importante. “Ti ho conosciuto poco ma quel poco bastava per essere orgoglioso della tua amicizia. Sono addolorato e non so trovare le parole. Che Iddio ti renda merito per quello che hai fatto su questa terra”, gli scrive un amico sulla sua pagina Facebook che, appena la notizia della disgrazia si è diffusa, ha ricevuto i primi messaggi di cordoglio e di ricordi di tanti momenti trascorsi con l’amico soccorritore. (s.c.)
 

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