Il dolore
Tmm, tra due settimane decisione sulla cooperativa
A metà aprile l’incontro decisivo sulla sostenibilità finanziaria del progetto E spunta un’azienda che ospiterebbe nel capannone gli operai e i macchinari
PONTEDERA. A metà aprile molti nodi che gravano sulla vicenda degli operai della Tmm saranno sciolti. Tra un paio di settimane circa, infatti, è in programma una riunione per capire che tipo di futuro avrà la cooperativa che i lavoratori, rimasti senza occupazione da agosto, dopo la chiusura della fabbrica di marmitte di Pontedera, intendono formare. Ma proprio questo sarà il nodo centrale: sarà sostenibile l’intera operazione. In quell’occasione saranno valutati i costi e se ci sarà la possibilità di proseguire con il sogno di avere una seconda opportunità lavorativa o meno. Se si continuerà l’avventura, il presidio sarà smantellato quasi sicuramente per lavorare assiduamente al progetto. Altrimenti sarà conclamata la crisi sociale di chi non ha più uno stipendio da mesi e troppo tempo davanti prima di andare in pensione.
Intanto si cominciano a delineare gli scenari che, in caso di approvazione del progetto della cooperativa, vedranno parte degli operai tornare al lavoro. L’operazione sarà fatta con un’azienda del territorio attiva nel settore metalmeccanico. Qui saranno ricavati spazi per i macchinari destinati alla produzione di marmitte in una sorta di partnership di cui, però, non si conoscono i dettagli. Secondo quanto filtra, le commesse ci sarebbero e non riguarderebbero, al momento, la fornitura di Piaggio, il cui amministratore delegato Roberto Colaninno, durante l’incontro col presidente della Regione Enrico Rossi, ha detto di essere interessato a valutare offerte di qualità, ma non a offrire certezze di commesse in via preventiva. Da qui la necessità di guardarsi intorno nel settore dell’automotive con un consulente, che sta lavorando gratis per i lavoratori, secondo il quale non ci dovrebbero essere problemi a trovare committenti e, quindi, commesse per far partire la produzione.
Sembra tutto pronto, ma in realtà manca proprio la valutazione sulla sostenibilità di una cooperativa che punta a reimpiegare tra i quaranta e i cinquanta lavoratori, ex dipendenti di Tmm. Ma che, almeno inizialmente, dovrà fatalmente essere avviata con un numero di operai minore.
L’aspetto finanziario sarà valutato dagli ex dipendenti dell’azienda di marmitte, i rappresentanti della Fiom Cgil e i tecnici della Legacoop Toscana che, da alcune settimane, stanno seguendo da vicino l’eventuale nascita della cooperativa degli ex di Tmm. In questo caso occorrerà vagliare quanto denaro dovranno investire gli operai e quanto ne servirà in più per cominciare la produzione. Mentre resta da capire se “l’azienda partner” dovrà investire capitali oppure se basterà solo la messa a disposizione degli spazi. Un altro aspetto da comprendere meglio riguarda i macchinari, visto che hanno rappresentato finora lo scoglio su cui si è arenato il clima di collaborazione tra quelli del presidio e i sindacati da una parte e il liquidatore della Tmm, Roberto Dell’Omodarme, dall’altra. Proprio la necessità di non far uscire le macchine dal vecchio capannone che il liquidatore vorrebbe vendere e che i lavoratori vorrebbero usare per riavviare l’attività è stata al centro dei recenti scontri davanti al cancello della fabbrica che si affaccia su viale Africa. (a.q.)
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