Il Tirreno

Pontedera

«Nessuno verificava cosa faceva Romei»

«Nessuno verificava cosa faceva Romei»

Sfilano i testimoni al processo per fare luce sulle responsabilità della truffa ai danni del Comune

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CASCINA. Come era prevedibile, considerata la linea difensiva adottata, Alberto Romei, 52 anni, attualmente agli arresti domiciliari a Pisa non si è presentato in tribunale, al processo contro le altre due imputate coinvolte nella truffa ai danni del Comune. Romei ha scelto il rito abbreviato, la difesa punta tutto sulla ludopatia dell’imputato, per ottenere uno sconto nella pena.

Invece le altre due imputate, rimaste coinvolte nell’inchiesta che riguarda soldi pubblici spariti dalle casse comunali e che dovevano servire per attività di baby sitter e assistenza ai bambini per lo svolgimento dei compiti oltre che per non meglio precisati progetti per disabili, hanno deciso di andare al dibattimento per dimostrare la loro estraneità alla vicenda. Sono state usate dal Romei, questa la difesa, che ha approfittato del fatto che tutti lo stimavano. Ma ora entrambe si ritrovano, come Romei, accusate di truffa e peculato.

Ieri una delle due imputate, Carla Morescalchi, legale rappresentante dell’associazione Telefono Tata – l’altra è Chiara Novi, responsabile dell’associazione Trilly – che gestisce un asilo a Cascina, ha raccontato, in lacrime e con molta sofferenza, come Romei, dipendente comunale, sia riuscito a carpire la loro fiducia.

La donna, difesa dall’avvocato Rolando Rossi, ha ribadito che tutto avveniva in forma istituzionale. Nessuno pensava che i soldi finissero nelle sue tasche. «Nessuno controllava le attività svolte dalle associazioni o dagli asili», ha detto l’imputata così come una testimone, Sabrina Noccioli, la quale ha ammesso di avere consegnato più volte il denaro a Romei dopo averlo prelevato dal conto corrente dell’associazione. L’inchiesta, affidata al sostituto procuratore Giovanni Porpora, ha portato alla luce una gestione alquanto allegra delle risorse pubbliche (in ballo ci sono oltre 500mila euro). Romei faceva quello che voleva, usando la carta intestata del Comune, senza un controllo della responsabile del settore, Gabriella Carrozzo, ora indagata dalla Corte dei conti per il danno erariale derivato appunto dal mancato controllo. Nessuno verificava dove e come venivano spesi i soldi (in ballo anche finanziamenti della Regione per progetti per disabili) anche quando l’associazione Telefono Tata di fatto non svolgeva alcuna attività, ma su richiesta dello stesso Romei aveva mantenuto il conto corrente aperto. E tutte le testimoni sentite, ieri mattina, compresa Sonia Forsi dell’associazione Crescere insieme, hanno ribadito di non avere avuto, prima dell’inchiesta della Procura, alcun sospetto sulla correttezza del dottor Romei, tanto che la stessa responsabile del settore lo delegava a partecipare a incontri e gli faceva firmare atti anche quando non avrebbe dovuto. Il processo è stato aggiornato al 13 giugno. (s. c.)

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