Il dolore
Atti persecutori, condanna per ex dipendente dell’Asl
Il giudice di primo grado gli ha inflitto due anni e tre mesi di reclusione Secondo l’accusa, una collega era diventata il bersaglio dell’uomo
PECCIOLI. Gli atti persecutori che un ex dipendente amministrativo dell’Azienda sanitaria locale, residente a Peccioli, ha messo in atto nel corso degli anni contro una sua collega e in parte anche contro il marito di lei, sono costati all’uomo una pesante condanna: due anni e tre mesi di reclusione. Il processo di primo grado si è concluso l’altro giorno in tribunale a Pisa.
Per la prima volta, dopo decine di udienze e denunce e dopo che l’uomo è stato denunciato anche da un magistrato e da un rappresentante delle forze dell’ordine diventati, loro malgrado, oggetto di pesanti offese e minacce proprio come la donna, oltre alla condanna è emerso un fatto che contribuisce a delineare la personalità dell’imputato.
La psichiatra, dottoressa Antonella Armani, consulente del Tribunale, nominata dalla giudice Raffaella Poggi, ha dichiarato che l’uomo, autore di una serie di atti persecutori nei confronti della collega, assistita dall’avvocato Francesco Esposito Ziello, è in grado di intendere e volere, pur essendogli stato diagnosticato un disturbo narcisistico della personalità. Pertanto è stato riconosciuto colpevole del reato di stalking e condannato a due anni e tre mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Dell’ex dipendente Asl non riveliamo il nome per evitare che venga identificata la vittima delle sue attenzioni. L’uomo, come risulta da una serie di querele, visto che gli episodi a lui contestati sono numerosi, è accusato di avere rivolto una valanga di offese e minacce alla donna e nel caso della condanna dell’altro giorno sono stati accertati fatti avvenuti nel 2012 a Peccioli. Si tratta di episodi in cui l’imputato ha offeso per la strada la donna, anche lei dipendente dell’Asl, la quale è stata costretta, ad un certo punto della vicenda, a chiedere un trasferimento.
L’uomo era arrivato anche a minacciarla davanti ad alcuni medici e colleghi dell’Asl. Lei dunque è stata costretta a cambiare sede di lavoro, quando ormai la vicenda giudiziaria era nota, ha dovuto cambiare le sue abitudini di vita ma non ha perso la speranza di vedere un giorno riconosciute le sue ragioni. Purtroppo molti, almeno all’inizio, non riuscivano a immaginare che l’imputato avesse questa personalità “nascosta” e anche su Facebook, dove continua ad imperversare, riesce sempre ad avere un seguito e pubblica post offensivi con altrettante gravi accuse rivolte sia alla donna che a tutti coloro che per ragioni professionali hanno trattato e trattano questo caso.
Ora, comunque, sono già tre le condanne da cui è stato raggiunto per gli atti persecutori e questo lo espone al rischio di una misura cautelare, che finora probabilmente aveva sempre considerato abbastanza lontana.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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