Il Tirreno

Pontedera

Scarti tessili da Prato nel Pisano: denunciate tredici persone

L’ipotesi di reato è gestione illecita di rifiuti che vede coinvolte alcune aziende, l’indagine è partita dal Cascinese dopo il ritrovamento di materiale riconducibile a ditte di confezione e pronto moda

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CASCINA. Sono 13 le persone denunciate a vario titolo dalla polizia municipale per il reato di gestione illecita di rifiuti che vede coinvolte ancora una volta le aziende di confezione e pronto moda del distretto pratese, già in passato sospettate di aver “esportato” i sacchi neri nelle province di Firenze e Pistoia.

L’indagine è partita dal rinvenimento da parte della Municipale del Comune di Cascina, in alcuni terreni agricoli, di alcuni ritagli ed altri elementi riconducibili ad aziende pratesi. Da qui la richiesta di collaborazione e l’attività di verifica messa in atto dal nucleo di polizia ambientale che, svolgendo una minuziosa attività di indagine per ricostruire l’attività di smaltimento dei rifiuti delle varie aziende, è riuscita a identificare i soggetti produttori dei rifiuti che avevano destinato i propri rifiuti in luoghi privi di alcuna autorizzazione ambientale nonché il veicolo utilizzato per compiere l’attività illecita. L'autocarro, che poteva non destare sospetti ad un primo controllo, poiché appositamente allestito ed attrezzato con cassone scarrabile e braccio meccanico con gru finalizzato al ritiro di ingenti quantità di rifiuti, è risultato essere privo dei requisiti autorizzativi per il trasporto ovvero dell’iscrizione all’Albo nazionale Gestori Ambientali. Rintracciato da una pattuglia di motociclisti, il mezzo è stato sottoposto a sequestro insieme al carico costituito da circa 50 sacchi di ritagli frammisti a carta modello e plastica.

L’attività di indagine ha permesso di accertare che i rifiuti partivano da Prato con destinazione Cascina e che l’attività era gestita principalmente da due soggetti di nazionalità italiana, residenti a Pisa e Livorno, insieme a una cittadina cinese, anch'essa residente in un comune del Livornese ma con stabili rapporti con la comunità cinese di Prato. Una organizzazione, con ruoli diversi tra i vari soggetti, che secondo l’accusa aveva allestito mezzi e terreni di proprietà di uno degli indagati, l’imprenditore di Cascina Alberto Rocchi, ma intestati fittiziamente ad altre società, per trasportare e stoccare illecitamente i rifiuti, creandosi un pacchetto di clienti su Prato, per la maggior parte aziende gestite da orientali, grazie ai rapporti instaurati dalla donna cinese.

Il traffico veniva svolto ad un prezzo molto inferiore rispetto a quello attuale di mercato, che si traduceva in notevoli risparmi sui costi di smaltimento da parte delle aziende cinesi e in una vera e propria concorrenza sleale per le altre imprese che operano nel settore. Sotto la lente degli investigatori sono finite una decina di ditte operanti nel settore tessile, ma le indagini proseguono in quanto non si esclude che le aziende coinvolte siano in numero ben superiore. Tutti i soggetti coinvolti dovranno ora rispondere del reato di concorso in gestione illecita di rifiuti per la quale è prevista la pena dell’arresto da 6 mesi a 2 anni e l’ammenda da 2.600 ad 26.000 euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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