Sicurezza
Una catena di solidarietà che ha salvato una vita
Pontedera: nella notte medici e infermieri del centro trasfusionale danneggiato dalle fiamme hanno risolto un’emergenza. Il reparto è tornato operativo anche per i donatori lunedì 19 marzo
PONTEDERA. Non chiamateli “dipendenti dell’ospedale”, ma “super eroi”. Capaci di salvare una vita in condizioni estreme. Uomini e donne instancabili, pronti a sacrificare tempo libero e affetti per garantire il corretto funzionamento della struttura in cui lavorano. Lo hanno fatto per tutta la giornata di sabato 17 marzo, fino alla tarda serata. In mezzo alla cenere, ai detriti e all’odore del fumo. L’incendio che ha colpito il centro trasfusionale del Lotti di Pontedera, da lunedì 19 marzo regolarmente operativo, anche per i donatori di sangue, si trascina dietro una storia straordinaria.
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Le fiamme attorno alle 10 sono uscite da una cella frigo che conserva le piastrine, e hanno coinvolto anche altri strumenti del reparto. Dopo aver fatto evacuare i presenti, il primario, Fabrizio Niglio, si è dato da fare per ridurre i disagi. Il sangue è stato messo in salvo, circa quaranta sacche, più le donazioni della mattina, poi il personale dell’ospedale e i tecnici hanno cominciato a pulire e a sistemare i macchinari. «Un lavoro andato avanti senza sosta, con infermieri e dottori che hanno dato una mano anche al di fuori dell’orario di lavoro», racconta Niglio.
La copertura delle emergenze è stata garantita e nella serata a un paziente è stato dato il sangue di cui aveva bisogno. «È arrivata un’emergenza e l’abbiamo risolta. Il macchinario che certifica la compatibilità del sangue a disposizione con quello richiesto – spiega Niglio – è stato reso funzionante in un’altra stanza, illuminata da luci d’emergenza, dato che, durante la notte, non c’era elettricità. Anziché portare la provetta a Livorno per l’esame di compatibilità, siamo riusciti a farlo qui, riducendo i tempi d’intervento. Ho la fortuna di lavorare con persone fantastiche».
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