Sicurezza
«Gli operai si stanno facendo male»
Ancora tensione davanti alla Tmm: il liquidatore della società incontra i lavoratori del presidio
PONTEDERA. Non si placano gli animi di fronte ai cancelli della Tmm, la fabbrica dell’indotto Piaggio che nell’agosto scorso ha chiuso i battenti lasciando a casa un’ottantina di dipendenti. Di fronte ai cancelli dello stabilimento resiste il presidio degli operai, che giovedì mattina hanno impedito a un mezzo pesante di entrare nello stabilimento per caricare materiali e macchine industriali. E non si è trattato di un episodio isolato, dato che, in altre occasioni, è stato messo in atto il blocco ai mezzi pesanti diretti verso l’ormai ex Tmm. Ieri mattina, però, il liquidatore dell’azienda, Roberto Dell’Omodarme, ha incontrato alcuni lavoratori del presidio. Ha parlato con loro per capire il perché del blocco e, soprattutto, per sondare il terreno alla ricerca di una tregua. Che però sembra non essere stata raggiunta. E che ora Dell’Omodarme chiede pubblicamente attraverso Il Tirreno.
«Non si può andare avanti così. Gli operai si stanno facendo del male da soli, ma non è colpa loro. C’è qualcuno che li spinge a continuare nella protesta, pur sapendo benissimo che ormai le loro possibilità di tornare a lavorare per la Tmm sono pari a zero». Il liquidatore, poi, ripercorre le tappe del suo rapporto turbolento con i lavoratori: «La società ha chiuso un accordo coi sindacati da mesi, dove tutte le sigle sottoscrivono l’impegno a togliere il presidio. Ai lavoratori è stato dato un incentivo all’esodo, e per di più nei loro confronti, da parte della ditta, finora, sono stati rispettati tutti gli impegni economici. Devono riscuotere – spiega Dell’Omodarme – la seconda e la terza rata del Tfr. C’è un piccolo ritardo, ma la scadenza è al 30 aprile e quindi non c’è alcun sforamento dei tempi concordati». Quindi, l’invito ai lavoratori accampati all’ingresso della fabbrica.
«Io sono con loro, perché non è mai bello quando degli uomini perdono il lavoro. Ma devono capire che sto solamente facendo il mio di lavoro, e che dal mio operato passa anche una parte del loro futuro. Se mi viene data la possibilità di prendere materiali e macchinari dalla ditta e venderli, posso rispettare gli impegni presi con loro, altrimenti la situazione si fa ancora più complicata».
Quella di Dell’Omodarme si sta trasformando sempre di più in una corsa contro il tempo: «Il tetto della struttura è danneggiato, passa l’acqua quando piove e le attrezzature si danneggiano. Il rischio – spiega il liquidatore – è che nelle prossime settimane il loro valore scenda vertiginosamente. Questo vorrebbe dire un minor incasso da parte della società e meno soldi da destinare a fornitori e operai».
Infine, l’ultimatum: «Aspetto ancora dieci giorni, entro cui mi auguro che gli operai tolgano il presidio. Poi i camion entreranno all’interno dello stabilimento e per permetterglielo sarò costretto a utilizzare le vie legali. La Tmm non esiste più. Non c’è alcuna trattativa in corso – chiude Dell’Omodarme – e gli operai devono saperlo. Devono protestare e farsi sentire per essere reinseriti nel mondo del lavoro. Ma non alla Tmm. E chi dà loro questa speranza è ingenuo, oppure è in malafede».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
