Finanza
UN UOMO E UNA DONNA NEL PARADISO
Chi comincia? Chi comincia tra un uomo e una donna? Chi comincia tra un uomo e una donna seduti a un tavolo in un giardino? Un giardino che è tutti i giardini e quindi Il Giardino. Un uomo e una...
Chi comincia? Chi comincia tra un uomo e una donna? Chi comincia tra un uomo e una donna seduti a un tavolo in un giardino? Un giardino che è tutti i giardini e quindi Il Giardino. Un uomo e una donna nel Giardino di un paradiso perduto. Non un paradiso perduto qualsiasi, un paradiso perduto, sì, ma ancora così vicino da poter essere rievocato, rivissuto, cambiato. Il passato non può che essere letto e riletto, il passato soprattutto se è parte del mito personale, parte della propria storia non fa che essere riannunciato.
Non sappiamo se quest’uomo e questa donna siano amici, conoscenti o sposi. Sono letteralmente un uomo e una donna. Ogni mito che si rispetti chiede a un certo punto di essere affidato alla scrittura, alla sua conservazione. Ogni elemento sacro, teatralmente sacro, la parola, per esempio, non può che essere affidato alla scrittura che ne conservi le tracce per sempre. Ma qui il testo è così sacro e vissuto con così tanta sacralità che gli attori restano fusi con la scrittura. Nel teatro di Giovanna Daddi e Dario Marconcini il personaggio non esiste e non esiste a tal punto da rendere perfetta e assoluta tutta la fragilità e l’umana trasparenza dell’attore in scena.
Comincia dunque il Giardino, poi la donna che racconta la sua prima volta con un uomo. E l’uomo che fa continue domande. C’è tutto nella bellissima scena seppure sia scarna e pulitissima. C’è la luce dell’estate, ci sono i suoni dell’estate, luce e suoni nei quali lo spettatore è immerso e accolto fin dal suo ingresso. Intorno, si percepirà più avanti nello spettacolo, un mondo c’è, ma fuori, un po’più in là, appena oltre noi, un mondo che evocato e a tratti scorto dall’uomo traccerà i confini netti di quella dimensione in cui l’azione si sta svolgendo. C’è un qui e ora, c’è un passato e c’è un mondo immaginato intorno che irrompe a tratti. L’azione non c’è, non è prevista perché a ogni Paradiso perduto possiamo accedere solo con la parola.
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