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Pontedera

L’asso del ping pong è un pentito del calcio

L’asso del ping pong è un pentito del calcio

Alessandro Citi, 14 anni, è stato convocato nella rappresentativa toscana Scelse di dedicarsi al tennistavolo dopo lo scarso successo dietro a un pallone

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CASCINA. Quieto, bravo a scuola e con la testa sulle spalle. Alessandro Citi, livornese, giovanissimo pongista, classe 2004, in forza al Tennistavolo Cascina, è stato convocato nella rappresentativa toscana.

Ogni giorno, finita la scuola, smette i panni dello studente e indossa quelli dell’atleta. La chiamata in rappresentativa, però, non l’ha distolto degli obiettivi quotidiani e, anche se intorno l’attenzione dei media e degli appassionati cresce, il ragazzo continua a guardare al futuro con tranquillità.

«Pratico il tennistavolo – dice Alessandro Citi – dall’età di sette anni. Ora, oltre allo sport, devo pensare solo agli esami e alla scuola». Come spesso accade in Italia, anche la stellina del Tennistavolo Cascina aveva iniziato l’attività sportiva nel calcio. Per fortuna, senza troppo successo.

«Suo fratello maggiore – racconta la mamma Ilaria Marchi – ad un certo punto aveva voluto provare il ping pong e Alessandro faceva da spalla agli allenamenti improvvisati sul tavolo di casa. Da lì anche Alessandro ha lasciato il calcio per il tennistavolo e dall’età di sette anni, piccolissimo, ha iniziato quest’avventura».

Alessandro fu notato dall’allenatore Christian Ghelardi durante uno stage, fu preso e tesserato per il Tennistavolo Cascina.

«Così – prosegue il ragazzo – sono diventato un pongista. Tre volte alla settimana vengo in palestra a Cascina per gli allenamenti. In genere sono concentrati in due ore, ma se avessi spazio, continuerei anche a casa».

A differenza del calcio, il ping pong non è un gioco di squadra e non prevede contatto fisico tra gli avversari. Oltre a questo, anche lo sforzo atletico è completamente diverso, più esplosivo, legato alla reattività.

«Nel passaggio tra calcio e ping pong – continua Citi – ho trovato diverse difficoltà. Ero sovrappeso e non riuscivo a muovermi a dovere. Il primo passo è stato quello di perdere qualche chilo di troppo».

Le difficoltà atletiche, però, hanno permesso al giovane pongista di crescere dal punto di vista tecnico.

«Sì – spiega – non arrivavo sulla pallina coi tempi giusti e questo mi costringeva ad utilizzare molto polso. Di conseguenza la mia abilità con la mano è cresciuta, poi sono dimagrito e tutto è stato più semplice».

Il suo colpo migliore è il top su palla liscia di diritto, ma Citi sa bene che nel suo repertorio restano alcune lacune da colmare con l’allenamento quotidiano.

«Se consideriamo che la battuta – conclude – nel ping pong è circa il 50 per cento del punto, so che devo migliorare ancora molto. Il mio punto di riferimento è un tedesco. Prima dell’infortunio era il giocatore più forte del mondo. Lo seguo perché è il migliore e credo che il mio modo di giocare assomigli al suo. Il ping pong è uno sport stupendo, che dà molta abilità nelle gambe e che aiuta a rafforzare la tenuta mentale di chi lo pratica».

Carlo Palotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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