Il dolore
Crolla il rudere, lui si salva per miracolo
L’uomo stava avvicinandosi all’edificio per dare da mangiare ai suoi cani. Uno degli animali è morto, aveva otto anni
BUTI. Le mani nascoste nella sua giacca mimetica. La testa abbassata, lo sguardo rivolto a terra. Alle sue scarpe pesanti, impermeabili, macchiate dalla terra che hanno calpestato per interminabili decine di minuti. Tempo in cui Anchise Scarpellini ha imparato che il destino, quando vuole, sa essere spietato. Incredibilmente in contraddizione con se stesso.
Poteva esserci lui sotto le macerie del rudere che ieri, attorno alle 8 di mattina, si è piegato su stesso e in un attimo si è sgretolato, alle porte del centro di Buti. «Stavo scendendo le scale di casa per andare dai miei cani. Se il crollo fosse avvenuto qualche minuto più tardi, ci sarei rimasto anche io». Già, “anche”. Perché nel giorno in cui il cielo risparmia un uomo di 64 anni, lo stesso non fa con uno dei suoi due compagni di vita.
«Si chiamava Chira – prosegue l’uomo – era un gordon setter di otto anni, bravissimo nei boschi. Aveva un fiuto spettacolare». La vita di Chira è stata ingoiata dai detriti. Spazzata via. Si è salvata per miracolo invece Maya, esemplare di setter inglese, quattro anni. La sua cuccia ha retto incredibilmente sotto il peso del fango e dei mattoni. «Ho tagliato una rete metallica per estrarla viva, lei per fortuna ce l’ha fatta. Ma a me oggi è stata comunque cancellata una parte della famiglia».
Non si dà pace Anchise. Al suo vicino di casa, proprietario della struttura fatiscente che ieri mattina è svanita in una manciata di secondi, aveva più volte ricordato, in via amichevole, la pericolosità della situazione. «L’ultima volta l’ho visto sabato mattina – racconta – e gli ho chiesto quando avrebbe messo mano all’edificio. C’erano delle crepe enormi».
Gli occhiali da vista non nascondono gli occhi lucidi. Attraversati da un filo di rabbia quando alla mente di Anchise tornano le parole della moglie del proprietario dell’immobile crollato. «Sa cosa mi ha detto subito dopo il crollo? Che non avrei dovuto tenere i cani alla base del rudere. Ma lì la proprietà è mia. Il recinto per il cane c’è da sempre. Vivo con i cani dal 1973, da quando abito in questa casa».
Di Chira restano il collare e la targhetta all’esterno della sua cuccia. E un vuoto incolmabile. «Il danno affettivo è incalcolabile, ma c’è anche un danno economico – spiega ancora Anchise Scarpellini – dato che un cane da caccia ben addestrato come lei vale molti soldi».
E ora inizia il tam tam delle carte bollate. Perché stavolta di amichevole ci sarà ben poco. «Contatterò il mio avvocato e valuteremo insieme come agire. Da almeno sei o sette anni lo stabile versava in condizioni disastrose. Si poteva fare qualcosa, il proprietario poteva e doveva intervenire, ma non lo ha fatto. Io ho rischiato di morire, ma nonostante sia stato graziato dalla sorte non riesco a sorridere – conclude l’uomo – perché è stata strappata via una parte di me».
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