La manifestazione
Botte a moglie e figlia: alla sbarra
Era stato arrestato per l’aggressione alla donna alla quale non poteva più avvicinarsi
PISA. Lo arrestarono i carabinieri dopo l’aggressione alla moglie in zona stazione. Aveva violato il divieto di avvicinamento disposto dal gip per una serie di episodi che ieri si sono trasformati in capi d’imputazione per un macedone di 43 anni a giudizio per maltrattamenti in famiglia, lesioni e minacce nei confronti della consorte e della figlia. Difeso dall’avvocato Carlo Lombardi, l’imputato è comparso ieri in aula davanti al primo collegio (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio) con pm Flavia Alemi. Un’udienza di smistamento. È in carcere non per i reati di cui deve rispondere in Tribunale, ma per l’aggravamento della misura cautelare dovuto alla lite con la moglie in viale Gramsci. Per l’accusa durante il diverbio il 43enne avrebbe ferito la donna alla testa con un coltello. Secondo l’avvocato non è così scontata la responsabilità del suo cliente. «Potrebbe essere stato qualcun altro» confida. Solo che il macedone non doveva avvicinarsi al coniuge. E nel momento in cui gli inquirenti hanno accertato la violazione per l’immigrato è scattato l’arresto.(p.b.)
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