Il Tirreno

Pontedera

Testimone a rischio fuga subito sentito dal giudice

Testimone a rischio fuga subito sentito dal giudice

Sì all’udienza per l’incidente probatorio del teste oculare che accusa il barista È uno spacciatore maghrebino e gli inquirenti temono possa far perdere le tracce

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PISA. Lo vogliono sentire prima che possa sparire dalla circolazione. Le dichiarazioni del superteste che accusa un giovane di Calambrone dell’omicidio di un pusher marocchino per la Procura devono diventare un atto processuale utile al momento del giudizio.

Senza quel racconto, riferito durante le indagini, ma mai confermato davanti a un giudice, la posizione di Michele Antonelli, 24enne barman stagionale sulla costa cambierebbe in modo radicale. Da prova schiacciante per un’accusa da ergastolo, l’omicidio volontario, a indizio grave ma debole che metterebbe in forse anche la custodia cautelare in carcere. Un quadro ribaltato e un sospiro di sollievo per la difesa.

C’è il pericolo di fuga o almeno che il testimone oculare del delitto dell’Immacolata si volatilizzi, alla base della richiesta incidente probatorio avanzata dal sostituto procuratore Paola Rizzo, titolare dell’inchiesta sull’omicidio della pineta. La data è fissata a fine mese. Il supertestimone, in aula ci sarà anche l’arrestato in carcere da metà dicembre, comparirà di fronte al gip per un’anticipazione del processo. Domande e risposte da parte di pm e avvocato per cristallizzare il racconto di chi sostiene di essere stato nella boscaglia di Marina quando Ayoub Jarmouni, il 19 enne marocchino, una vita da sbandato tra Livorno e il litorale (un fratello vive a Pontedera), ucciso nella notte tra il 7 e l’8 dicembre scorso con un colpo di pistola di piccolo calibro. Uno sparo a bruciapelo al collo, talmente invisibile come foro d’entrata che fu necessaria l’autopsia e la Tac per scoprirlo. La prima ipotesi era stata quella dell’overdose.

È uno spacciatore come la vittima. E la condizione di pusher se da un lato lo ha proiettato suo malgrado, per tempo e luogo, in una storia di sangue, dall’altra lo rende inaffidabile sulla garanzia di trovarsi in maniera stabile in zona. È alto il rischio che il giorno del processo chissà dove sia andato a svernare il testimone abituato a schivarli i poliziotti e a non a collaborare con la magistratura. Ecco spiegata l’esigenza di sentirlo subito e verbalizzare quello che ha già detto in questura. Se poi al processo sarà più reperibile, la testimonianza resa davanti al gip sarà comunque valida.

La sua deposizione, raccolta dalla squadra mobile, è cruciale nell’inchiodare Antonelli. Un testimone oculare del fatto. Uno che vede sparare a un spacciatore a pochi metri di distanza senza essere visto dall’autore del colpo. Il barman, difeso dall’avvocato Laura Antonelli, fin dal giorno dell’arresto si è sempre professato innocente. E ha fornito agli investigatori una serie di spunti da verificare per chiarire che lui non si trovava nella pineta al momento dell’omicidio. Tra il materiale sequestrato in casa a Calambrone dalla polizia c’è anche la custodia in cartone di quella che per gli inquirenti è stata la pistola con cui è stato ucciso Jarmouni. Per loro è lui l’assassino del 19enne marocchino trovato cadavere a Marina, a qualche decina di metri all’interno della pineta di fronte al bagno Arcobaleno. Ma per avere il risultato in cassaforte serve la testimonianza del superteste. È quello che la Procura cerca di ottenere con l’incidente probatorio nella speranza che lo spacciatore nel frattempo non diventi un fantasma.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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