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Contenitori di vestiti il Comune dice basta

Contenitori di vestiti il Comune dice basta

Entro due mesi l’associazione “Un popolo in cammino” dovrà rimuovere i cassonetti, altrimenti lo farà una ditta

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CASCINA. Due mesi. A partire da ieri. È il tempo a disposizione dell’associazione di volontariato “Un popolo in cammino” per rimuovere i contenitori di abiti usati sul territorio comunale di Cascina. È questo l’ultimo atto, per ora, della battaglia portata avanti dall’amministrazione, addirittura dal 2015.

Questione di degrado. Quello che, stando alle parole del Capo di gabinetto del Comune, Andrea Recaldin, viene trasmesso dai cassonetti per vestiti usati. La delibera di giunta del 10 agosto 2015 imponeva l’eliminazione di quest’ultimi entro il 30 settembre 2015. Un avviso che “Un popolo in cammino” non ha rispettato, e che ora è divenuta un’ordinanza. Dopo altri solleciti, dunque, il Comune ha detto «basta».

Lo ha fatto incaricando la ditta GeEco, con sede a Firenze, di togliere i “contenitori della discordia”. Un lavoro da 1098 euro, che il Comune è pronto a far pagare all’associazione “Un popolo in cammino”, a meno che, nei prossimi due mesi, quest’ultima non provveda in maniera autonoma a eliminare i contenitori. «Nei mesi scorsi abbiamo avuto segnalazioni da più cittadini in merito alla situazione in esame. Situazione che andava, ovviamente, risolta: il contrasto al degrado – spiega Recaldin – soprattutto quello in area pubblica, è e sarà sempre una priorità per l’amministrazione comunale».

Il braccio di ferro tra il Comune di Cascina e l’associazione inizia, dunque, nell’agosto di tre anni fa. Poi l’ordinanza del 3 novembre, notificata sei giorni più tardi, sempre nel 2015, a oggetto “Rimozione dei cassonetti di raccolta degli abiti usati collocati in area pubblica».

Anche stavolta, però, non arrivano risposte da parte dell’associazione. L’amministrazione, allora, torna alla carica il 18 gennaio del 2016, diffidando “Un popolo in cammino”, con notifica il 22 gennaio. Niente da fare neppure a questo giro.

«Se ne fregano completamente delle nostre comunicazioni – dice ancora Recaldin – e noi non possiamo permettere che i cassonetti continuino a stare sul nostro territorio». Prima dell’ordinanza pubblicata ieri sull’albo pretorio del Comune c’era stato l’avvio del procedimento per l’esecuzione in danno, notificato il 31 gennaio scorso. E ora scatta il conto alla rovescia.

O l’associazione toglierà i contenitori, oppure pagherà all’amministrazione 1098 euro per la stessa operazione eseguita da una ditta esterna. «Dobbiamo tutelare i nostri cittadini – conclude Recaldin – e finalmente, a breve, la situazione sarà definitivamente risolta». (t. s.)



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