Il Tirreno

Pontedera

Bimbo muore nel parto in casa condannate due ostetriche

di Matteo Tuccini
Bimbo muore nel parto in casa condannate due ostetriche

Si chiude invece con l’assoluzione piena un processo durato tre anni a carico della mamma Un anno e sei mesi alle due imputate di Cascina e Palaia che l’avevano assistita: «Faremo appello»

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CAMAIORE. Assolta con formula piena «per non aver commesso il fatto». Significa che è stata scagionata da tutte le accuse: lei non ha avuto alcuna responsabilità in una tragedia che l’ha vista vittima a sua volta, la morte di un figlio appena nato. Un parto in casa dove sono emerse complicazioni tali da impedire al bambino di sopravvivere per più di quattro giorni.

Non si può dire che finisce un incubo per la mamma, Sonia Lombardi, di Camaiore. Non si può, perché nessuno le restituirà il suo bambino. Però dopo un processo durato tre anni, che ha riaperto la ferita continuamente, ogni giorno, la sentenza di assoluzione emessa ieri dal giudice del tribunale di Lucca Valeria Marino risuona come un riconoscimento. Sia nei suoi confronti che nei confronti di quanto i suoi legali, gli avvocati Gabriele Parrini e Marina Fantozzi, hanno sempre sostenuto. Non c’è stata leggerezza, né sottovalutazione dei rischi, da parte della donna. Almeno questo è ciò che deve aver ritenuto il giudice di primo grado, decidendo per l’assoluzione. Lo stesso giudice ha condannato a un anno e sei mesi ciascuna le altre due imputate, ostetriche libero-professioniste che hanno assistito la donna sia nella gravidanza che nel parto: Polina Zlotnik, residente a Cascina, assistita dall’avvocato Antonio Vasco Cariello, e Sofia Donalisio, residente a Palaia , assistita dall’avvocato Emanuele Pardini. I legali hanno già annunciato appello contro la sentenza. Tutto risale all’ottobre del 2013. Dopo la nascita del primo figlio in casa, la famiglia decide di replicare il parto domiciliare con il secondo in arrivo. Ad assistere la donna, due ostetriche che esercitano privatamente: le ostetriche dipendenti dell’Asl, infatti, non possono svolgere la libera professione. Il parto avviene nella notte, ma qualcosa va storto. Emergono complicazioni di tipo respiratorio, una sorta di asfissia, e viene chiesto l’intervento del 118. Resisi conto della situazione, i soccorritori portano il bambino al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia; la mamma invece viene portata in ostetricia. Il piccolo viene sottoposto alle prime cure che cercano di stabilizzarne le condizioni, apparse subito molto gravi. Poi si decide di inviarlo alla terapia intensiva neonatale dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. Purtroppo, il piccolo non ce la fa: dopo quattro giorni di ricovero a Pisa perde la sua battaglia. Sia la madre che le due ostetriche sono finite a processo nel 2015 con l’accusa di non aver rispettato le linee guida per il parto in casa. In particolare la Procura sostiene che fossero emerse complicazioni durante la gravidanza, segnalate all’inizio dall’ospedale Versilia, tali da sconsigliare questo tipo di scelta. La difesa della mamma, però, ha sostenuto che tutti gli accertamenti medici successivi a quella segnalazione hanno dimostrato che non c’era alcuna patologia né anomalia nel nascituro e che il decesso non è dovuto a problematiche emerse durante la gravidanza. Tesi a cui il giudice, evidentemente, ha creduto. Ritenendo però che ci siano state responsabilità delle ostetriche. Gli avvocati attendono le motivazioni della sentenza per ulteriori valutazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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