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Il prete ai funerali di Colombini: assurdo morire sul lavoro
CASCINA. Troppo piccola la Chiesa di San Lorenzo a Pagnatico per contenere tutte le persone che hanno voluto dare, ieri, l'ultimo saluto ad Alessandro Colombini, saldatore morto a 39 anni in seguito...
CASCINA. Troppo piccola la Chiesa di San Lorenzo a Pagnatico per contenere tutte le persone che hanno voluto dare, ieri, l'ultimo saluto ad Alessandro Colombini, saldatore morto a 39 anni in seguito alla caduta da un ponteggio mobile alto quattordici metri, la notte tra il 13 e il 14 febbraio scorsi, all'interno del cantiere navale di Pisa "Seven Stars" in circostanze non ancora chiarite, mentre lavorava come saldatore intorno ad una grande imbarcazione.
Familiari, parenti, colleghi, amici e conoscenti: una folla eterogenea e commossa si è riunita intorno alla bara ricoperta di fiori e omaggi per salutare Alessandro, riempiendo la chiesa del paese, l'antistante piazzalino ed anche la strada, quella via del borghetto da cui Alessandro sarà passato centinaia di volte.
La messa è stata celebrata dal parroco di San Lorenzo, don Luca, il quale accoratamente ha raccomandato ai presenti di «tornare a cercare Dio per ritrovare la dignità necessaria all'uomo».
Morire sul lavoro «è assurdo, e non può accadere – ha detto don Luca – e se questo accade la responsabilità è di tutti, non solo dello Stato o delle amministrazioni che investono meno per il lavoro sicuro. L'uomo non è fatto per il lavoro, ma è il lavoro ad essere per l'uomo».
Al termine della funzione religiosa, cui ha partecipato anche la sindaca di Cascina Susanna Ceccardi con indosso la fascia tricolore, maggiore è stata la commozione per la lettura di due lettere che sono state scritte dal fratello di Alessandro, Francesco, e dalla moglie Donatella Alboretti.
Fuori della chiesa, un applauso emozionato ha scosso l'aria fredda all'uscita della bara, portata a spalla da amici e parenti di Alessandro.
Enrico De Magistris
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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