Il Tirreno

Pontedera

Picchia la moglie con un pollo sanguinante e decapitato

di Stefano Taglione
Un pollo (foto d'archivio)
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Un pollo (foto d'archivio)

La testimonianza della donna al tribunale di Pisa: "Mi diceva che ero una pu***na e non servivo a niente. Io e mio figlio siamo andati via di casa"

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PISA. «Una volta perso il lavoro non era più lo stesso. Mi picchiava, diceva che ero una pu***na e che non servivo più a niente. Tanto che un giorno, solo perché volevo mangiare qualcos’altro, mi ha tirato addosso un pollo ancora sanguinante. Gli aveva appena tagliato la testa». Alessandra – è un nome di fantasia – sta ripercorrendo davanti al pubblico ministero onorario Massimiliano Costabile e alla giudice del tribunale di Pisa Anna Fabbricatore quei drammatici momenti di violenza.

Testimoniando sulle presunte angherie subìte dall’ex marito fra il 2007 e il 2012, quando la coppia viveva in un comune della provincia di Pisa. La donna è nata in Perù cinquantadue anni fa e con l’ex coniuge – un italiano di 46 anni difeso dall’avvocato Stefano Servadio, ieri sostituito da un collega – nel 2008 ha avuto anche un bambino. Ma dopo la nascita del figlio il rapporto si è incrinato irrimediabilmente, fino al giugno del 2012 quando la mamma è scappata col piccolo trovando rifugio a casa della sorella, in Liguria.

«Un giorno, siccome non avevo i soldi per fare l’aerosol – ricorda la signora – mi ha tirato uno schiaffo facendomi cadere per terra, vicino al termosifone. Ogni volta che c’era qualche problema lui perdeva la testa. Diceva che gli saliva il sangue al cervello». L’uomo è imputato per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. Due i referti medici presentati ai carabinieri, ma solo nel secondo caso – nel mese di giugno del 2012, prima di trasferirsi – la donna ha deciso di sporgere querela nei confronti del marito, dal quale si è poi separata. «Quando l’ho vista – ha spiegato davanti al giudice uno dei carabinieri che all’epoca dei fatti la ricevette in caserma – aveva lesioni evidenti. L’abbiamo invitata a recarsi in ambulatorio e il medico le fece un referto di cinque giorni. Poi ha denunciato il marito e noi, insieme agli assistenti sociali, abbiamo approntato un piano di protezione».

Già in un’altra occasione la cinquantaduenne aveva fatto visita ai militari. Era il luglio del 2011. «Aveva un ematoma al labbro superiore», ricorda il carabiniere. Anche in quel caso è stata visitata da un medico. Ma non ha sporto querela. «Ho parlato col marito invitandolo a comportarsi correttamente», ha raccontato il militare in tribunale. «A volte non mi lasciava dormire – ha poi ricordato la donna, rivivendo alcuni dei momenti più drammatici di un incubo andato avanti per cinque anni – e spesso buttava tutto per terra».

I due – dopo l’ultimo episodio di violenza – non vivono più insieme. L’uomo, per stare accanto al figlio, si è nel frattempo trasferito in Liguria. Ma incontra l’ex moglie e il bambino – accompagnato da un assistente sociale – un’ora alla settimana.
 

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