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Lineapelle in sordina

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Musi lunghi dei conciatori alla fiera: visitatori in diminuzione

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MILANO. Musi lunghi tra gli stand della fiera Lineapelle a Milano, che si conclude oggi. L’affluenza dei visitatori è giudicata in diminuzione, rispetto alle passate edizioni, da parte degli imprenditori conciari toscani presenti all’appuntamento espositivo più importante per il comparto di pelle e cuoio. Un fatto insolito per il secondo giorno della manifestazione, ma spiegabile con la vicinanza della recente settimana della moda di Parigi e con la concomitanza di quella milanese e con i festeggiamenti del Capodanno cinese che toglie un po’ di orientali dalla fiera di Rho, località della capitale meneghina in cui si svolge Lineapelle.

«In effetti i pareri sono discordanti – spiega Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola – Per alcuni l’affluenza è bassa, per altri i numeri sono positivi. In effetti i dati dei preaccrediti erano in crescita, ma la presenza negli stand è corposa solo in parte. Probabilmente questa situazione va spiegata con la varietà di casi che caratterizza il settore conciario attuale. Ci sono realtà che lavorano a pieno, malgrado l’andamento generale del comparto non sia sui livelli migliori da alcuni mesi. E ci sono imprese che faticano tremendamente. Poi ci sono quelli che reputano la data in cui è stata collocata la fiera troppo anticipata rispetto ai movimenti delle griffe e c’è chi la trova, invece, tardiva. Di fatto occorre valutare Lineapelle, e tutti gli appuntamenti espositivi, ormai come un’occasione d’incontro con i compratori e i clienti più che un momento in cui acquisire ordinativi. Dobbiamo esserci obbligatoriamente, ma il lavoro va costruito indipendentemente da Lineapelle».

Infatti, un conto è l’esito della fiera, un altro il flusso di lavoro che, di fatto, sta arrivando nelle concerie. Anche se in ritardo rispetto alla normalità. «È strano – dice il direttore dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno, Piero Maccanti – perché non sembrano esserci apparenti motivi. Ma è vero, perché gli ordinativi stanno arrivando con venti, trenta giorni di ritardo dalle griffe più importanti. Un aspetto positivo, anche se non ottimale per le concerie che sono costretto ad accelerare i tempi di lavorazione per le consegne. Ma comunque un buon segno in un momento in cui la ripresa non si sta verificando nella misura auspicata. Anche questa edizione di Lineapelle sta evidenziando un po’ di fatica del settore con non molti visitatori ed elementi di disturbo che non facilitano le cose. Mi riferisco alle altre manifestazioni vicine o contemporanee come Parigi e la settimana della moda di Milano. Ma anche il Capodanno cinese, i cui festeggiamenti vengono svolti proprio in questi giorni che ha finito per far calare l’affluenza degli orientali. La fiera si conferma un momento di incontro tra produttori e clienti, ma gli ordinativi e il lavoro vero seguono dinamiche diverse. E per fortuna, stanno ritrovando la strada delle concerie». (a.q.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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