Finanza
A processo padre e figlio per la morte di Raghi Cioni
Il genitore avrebbe coperto il conducente del furgone che travolse un 30enne nel comune di San Miniato. Il 22 maggio Mauro Piazzesi, 67 anni, e il figlio Alessandro, 43, compariranno davanti al giudice
SAN MINIATO. Padre e figlio a processo per la morte di un trentenne travolto da un furgone nel dicembre 2016 in via Maremmana a San Miniato. Le accuse sono diverse, ma accomunano le responsabilità dei due imputati nella sequenza, dall’incidente alla fuga e ai comportamenti successivi, contestata dalla Procura in cui a perdere la vita fu Raghi Cioni.
Il 22 maggio davanti al giudice Raffaella Poggi compariranno Mauro Piazzesi, 67 anni e il figlio Alessandro, 43, entrambi di San Miniato.
Il gup Giulio Cesare Cipolletta ha accolto la richiesta del pm Giovanni Porpora e delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Letizia Giovannetti e Alberto Benedetti. Il difensore dei Piazzesi aveva chiesto una sentenza di non luogo a procedere. A suo dire non era provata la responsabilità dei due nell’incidente mortale e nell’attività svolta dopo la tragedia per allontanare i sospetti su quello che, per l’accusa, era al volante del furgone, Alessandro Piazzesi. «Quella della Procura è una ricostruzione fantasiosa» ha concluso il suo intervento.
Il figlio è stato rinviato a giudizio per omicidio stradale, aggravato dall’omissione di soccorso, e simulazione di reato. Il padre per favoreggiamento e simulazione di reato.
Raghi era il figlio adottivo di Alberto Cioni e Giuseppina Romeo, presenti ieri in aula. Residente a Ponte a Egola, Cioni, in pensione dal febbraio 2017 dopo aver lavorato una vita nei municipi di San Miniato e Santa Croce, è stato uno stretto collaboratore dei sindaci Alfonso Lippi (San Miniato) e Osvaldo Ciaponi (Santa Croce).
«Mi sarei aspettato di tutto, la richiesta di riti alternativi, ma addirittura negare l’evidenza no», è il stato il suo commento dopo aver sentito l’avvocato difensore. Quello che ai familiari non va giù è la tesi considerata sostenibile che qualcuno abbia preso il furgone dal piazzale della ditta dei Piazzesi per poi percorrere la strada in cui fu investito il 30enne in bici. A quel punto, è sempre l’idea respinta dai Cioni e dai loro avvocati, il conducente sarebbe tornato indietro per riportare al suo posto il mezzo, peraltro acceso senza chiavi e privo di manomissioni, e svuotarlo del carburante. Uno scenario che Procura e parti civili definiscono inverosimile.
L’impatto mortale venne fissato alle 17,47 del 15 dicembre 2016. Secondo l’accusa al volante del furgone Daily c’era Alessandro Piazzesi. È la conclusione a cui sono giunti i carabinieri della Compagnia di San Miniato con l’aiuto degli specialisti del Ris. Un tamponamento fatale in località La Serra.
«Ci sono anche le telecamere della chiesa che filmano il furgone in quel momento – ha sottolineato Cioni –. I Ris hanno appurato che sulla parte anteriore del mezzo c’è una sorta di impronta della bici e del sellino. Ma come si fa a credere che un ladro ruba un furgone, fa un giro per chilometri e poi lo riporta da dove l’ha preso?».
Dopo l’incidente i Piazzesi, per la Procura, architettarono un piano B. Mauro telefonò ai carabinieri denunciando il furto del furgone che venne anche danneggiato per cancellare alcune tracce. Ma i reperti sequestrati dai carabinieri sul luogo dell’incidente e l’attività di laboratorio del Ris fornirono una risposta diversa. Elementi che ora giustificano un processo in cui un figlio è accusato di aver travolto e ucciso un ciclista per poi scappare e il padre di averlo protetto inventando un furto. Prima udienza il 22 maggio.
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