Sicurezza
Vincono contro la banca ma ormai sono morti
Avevano perso i risparmi con i bond argentini. La sentenza d’appello dà loro ragione tardivamente: sono stati necessari dodici anni per avere giustizia
PONTEDERA. Dodici anni per avere giustizia, per sentirsi dire da un giudice (dopo due gradi di giudizio) che la banca non aveva correttamente operato facendo perdere tutti i risparmi (100.000 euro) attraverso i famigerati bond argentini. Giustizia che però i due coniugi residenti in provincia di Pisa, protagonisti di questo lungo percorso giudiziario, non hanno visto riconosciuta perché deceduti prima dell’appello del dicembre scorso che ha confermato la prima sentenza positiva del Tribunale di Pisa. Una storia che racconta le lentezze della giustizia e le storture di una burocrazia che ha mandato avanti la causa nonostante le risultanze fossero in maniera evidente a favore dei due coniugi.
A seguire la vicenda per la famiglia è stato l’avvocato pisano Alberto Foggia, delegato provinciale di Adusbef. «Tutto inizia nel 2005 – racconta il legale – quando al mio studio si rivolge una anziana coppia della provincia pisana. La banca, dove avevano tutti i loro risparmi, li aveva convinti a disinvestire una obbligazione e mettere tutto nei bond argentini. Un evidente errore visto che quei titoli erano rischiosi e non certamente adeguati a piccoli risparmiatori come loro». All’avvocato Foggia appare evidente come ci siano margini per chiedere il rimborso del capitale «visto – sottolinea – che al momento dell’investimento avevano un’età avanzata (88 e 85 anni) e non avevano alcuna esperienza finanziaria. La documentazione della banca era poi assolutamente carente».
La causa al Tribunale di Pisa si conclude nel 2008 a favore della coppia che ottiene il risarcimento del capitale oltre agli interessi, ma la banca presenta appello. Ancora l’avvocato Foggia: «I tempi però si allungano ulteriormente; il processo si interrompe due volte a causa della morte, prima di uno e poi dell’altro coniuge, con l’istituto bancario che a questo punto chiama in causa gli eredi. Eredi che si trovano quindi con la spada di Damocle dell’appello. In caso di vittoria della banca, infatti, non solo avrebbero dovuto rifondere i 100.000 euro (già restituiti con la prima sentenza) ma anche gli interessi maturati e le spese di registrazione della decisione di primo grado (oltre 3.000 euro). Una cifra notevole visto che la causa era iniziata nel 2005». Gli eredi però vanno avanti. «Il 21 dicembre scorso – conclude Foggia – la Corte d’Appello di Firenze conferma la decisione di primo grado e condanna la banca alle spese legali in favore degli eredi (ci sarebbe comunque ancora la Cassazione, ndr). Una vicenda che fa riflettere anche in linea generale. Ci sono infatti cause che vanno avanti perché uno dei soggetti è più solido economicamente e non ha problemi di tempo e soprattutto di spese. Nel nostro caso va dato atto e riconoscimento alla volontà (dei coniugi prima e degli eredi poi) di volere giustizia nonostante le difficoltà di una causa lunga e insidiosa».
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