Italia
La Belle Époque di Vincenzo Ceccanti
Si presenta un libro sull’illustratore nato a Pontedera nel 1871
PONTEDERA. Ha regalato immagini e simboli a una Italia che nei primi anni del Novecento viveva la sua Belle Époque, attraverso manifesti in pieno stile liberty che hanno contribuito a far conoscere prodotti poi divenuti autentici pezzi di storia del nostro Paese: dalla Barilla ai primi prodotti tecnologici di largo consumo.
Eppure di Vincenzo Ceccanti, fine illustratore nato a Pontedera nel 1871 e morto a Livorno nel 1916, la sua città ricordava poco o nulla, finora.
A recuperare questa storia d’arte e d’ingegno ci hanno pensato il professore Renato Conti e l’editore Bandecchi & Vivaldi che oggi nei locali della biblioteca Gronchi alle 17 presenteranno l’omonimo volume dedicato all’artista e alla sua opera, che ha spaziato dal manifesto pubblicitario all’illustrazione di cartoline, fino anche alla produzione di vetrate al piombo che ancora oggi adornano la chiesa di San Giovanni Evangelista a Ponsacco.
«Anche le vecchie vetrate del Duomo di Pontedera erano opera sua, ma puertroppo andarono distrutte durante la seconda guerra mondiale – racconta l’editore Sergio Vivaldi, che ha condotto la lunga opera di raccolta delle informazioni e delle immagini riprodotte nel volume che si presenta nel pomeriggio, in collaborazione con Michele Quirici – Una vita breve ma molto intensa, iniziata professionalmente all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, da dove produsse vari lavori su commissione facendosi conoscere ben oltre i confini della Toscana, come per i manifesti pubblicitari per Barilla, Buton, Terme di Boario ed altri».
Una straordinaria capacità comunicativa che Vincenzo Ceccanti mise anche nelle sue cartoline, molto in voga all’epoca e dedicate a particolari eventi e celebrazioni a carattere nazionale. «Certamente Ceccanti fu uno fra i più grandi artisti che nella nostra città hanno avuto i natali, dopo Andrea da Pontedera – dice Quirici – Fondamentale il lavoro di Renato Conti, che grazie anche ai supporti di Vivaldi, Cesare Ciano e Dino Fiumalbi ha riportato alla luce una storia sepolta».
«Eccellenza nascosta che speriamo sia solo la prima di una lunga serie» dice l’assessora alla Cultura Liviana Canovai.
Nilo Di Modica
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