Attenzione
Traffico di mezzi militari, chiesto processo
La procura vuole il giudizio immediato per quattro somali considerati esponenti dell’organizzazione
PONTEDERA. Un’organizzazione specializzata nel trasferire mezzi militari dismessi dall’Italia alla Somalia, senza rimuovere le dotazioni belliche. Il gruppo criminale fu sgominato da un’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze, che l’ottobre scorso portò ad arresti e perquisizioni. Adesso i quattro considerati gli esponenti principali dell’organizzazione, tutti somali, e finiti in carcere ad ottobre, rischiano di andare direttamente a processo. La procura di Firenze infatti ha chiesto il giudizio immediato per i quattro, accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di materiali di armamento.
Nell’inchiesta, coordinata dalla pm Giuseppina Mione e condotta dalla polizia stradale, risultano indagate altre quindici persone. I soggetti per i quali è stato chiesto il giudizio immediato sono tutti residenti in Italia, sebbene nati a Mogadiscio: si tratta di Farah Salah, 38 anni, Abderahman Mehdi, di 37, entrambi residenti a Montopoli Val d’Arno, Issa Mohammed, 34 anni, abitante a Pontedera, e Omar Ahmed, 37 anni, residente a Signa. Il primo adesso si trova in carcere a Firenze, il secondo e il terzo sono in cella a Pisa, il quarto a Trapani. Per l’accusa i quattro costituivano il vertice di un’organizzazione criminale che operava grazie a una rete di complici, italiani, che risultano indagati. Tra loro, autodemolitori, trasportatori e spedizionieri, attivi in Toscana, Campania e Calabria. A tutti è stato notificato l’avviso di conclusione indagini.
Grazie a questi fiancheggiatori, secondo l’accusa, i somali riuscivano ad acquistare dell’Esercito veicoli fuori uso e a trasferirli in Somalia. Aggiravano sia la normativa italiana, che parifica i veicoli militari a materiali di armamento vietandone la cessione e l’esportazione in assenza di apposite autorizzazioni, sia l’embargo verso la Somalia. I mezzi militari venivano trasferiti senza essere demilitarizzati, ossia privati di quelle dotazioni che li rendono idonei a essere usati in scenari di guerra: la torretta per il fuciliere, le luci oscurate, la vernice antiriflesso che li rende invisibili di notte e le gomme antiproiettile e adatte ai terreni impervi. All’inizio i mezzi venivano caricati direttamente sui container e portati in Somalia, poi il gruppo ha cambiato strategia. Per eludere i controlli i veicoli venivano smontati e tagliati in pezzi.
Matteo Leoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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