Il Tirreno

Pontedera

“IL CASELLANTE” E LE FORME DELLA VIOLENZA

di MARINELLA GIANNONI
“IL CASELLANTE” E LE FORME DELLA VIOLENZA

Il casellante è la storia di Mario e della moglie Minica, giovane coppia innamorata che vive in un paesino della Sicilia vicino a Licata. Mario, oltre a vigilare il raro passaggio dei treni – siamo...

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Il casellante è la storia di Mario e della moglie Minica, giovane coppia innamorata che vive in un paesino della Sicilia vicino a Licata. Mario, oltre a vigilare il raro passaggio dei treni – siamo negli anni Quaranta – arrotonda lo stipendio cantando e suonando con il suo compare nel negozio del barbiere del paese. Tutto sembra scorrere felicemente, anche se la vita familiare di Mario e Minica è turbata dalla mancanza di figli. Ulteriori problemi arriveranno quando i due compari decidono di riscrivere alcune canzoni del regime fascista in forma più allegra e ballabile. L’apparente tranquillità della vita di provincia precipita. I due amici vengono arrestati e accusati di vilipendio, Minica, finalmente incinta, subisce una violenza da parte di una persona che lei reputa amica e che la porterà alla pazzia. Guerra e bombardamenti, ma da tutto questo male giungerà un segno positivo; un neonato scampato dalle bombe e salvato da Mario.

Protagonista indiscusso è il siciliano di Camilleri, colorato e vivace, che a volte risulta ostico da comprendere, ma la bravura degli attori e l’alternanza con le canzoni ne fanno comunque apprezzare la trama. Moni Ovadia interpreta vari personaggi: è il narratore barbiere, il giudice, la mammana, il casellante che violenterà Minica e riesce a conferire a ognuno una voce e una mimica diverse. Serio e compito come narratore, comico e opulento nei panni della mammana, tronfio e ridicolo da gerarca fascista. Bravissimi gli altri della compagnia, anche ottimi cantanti e musicisti. Minica, grazie al ruolo che interpreta, emerge sugli altri trasmettendo con forza e intensità emozioni. Nella scena finale con la sua trasformazione in albero per poter dare finalmente frutti, rende partecipi in un modo tutto femminile del dolore e della sofferenza che ha dovuto subire e che l’hanno condotta alla pazzia.

È uno spettacolo in cui si ride nella prima parte, ma che si trasforma in tragedia affrontando un tema purtroppo di attualità: la violenza in tutte le sue forme da quella sulle donne a quella della guerra.

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