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Pontedera

«Balordi e minacce» Barista rinuncia e lascia il locale

«Balordi e minacce» Barista rinuncia e lascia il locale

PONTEDERA. «Ieri sera (martedì per chi legge, ndr) un uomo voleva andare in bagno, ma io stavo chiudendo e avevo già fatto le pulizie. Quando gli ho detto che non era possibile utilizzare la toilette,...

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PONTEDERA. «Ieri sera (martedì per chi legge, ndr) un uomo voleva andare in bagno, ma io stavo chiudendo e avevo già fatto le pulizie. Quando gli ho detto che non era possibile utilizzare la toilette, ha cominciato a minacciare di spaccare tutto, prendendo in mano alcuni oggetti dal bancone. Basta. Non ce la faccio più».

Ilenia è arrivata a Pontedera nel 2011 con la sua famiglia e un sogno. Modesto, ma pur sempre un sogno. Ilenia voleva aprire un bar, lavorarci insieme ai familiari e vivere una vita dignitosa in un Paese così diverso dalla sua Cina. E sei anni e mezzo fa il sogno si è avverato. Poi la situazione è precipitata.

«Negli ultimi due anni le cose sono cambiate. Subisco minacce ogni giorno – dice sconsolata la barista – sono spesso oggetto di restrizioni da parte del Comune e non mi sento tutelata da parte di chi dovrebbe farlo. Io chiudo. Non posso andare avanti».

Ieri ha abbassato la saracinesca per sempre il bar Ilenia, in via Primo Maggio. Un locale che all’inizio di febbraio è stato oggetto di un’ordinanza da parte del Comune, insieme a due kebab, uno in via Palestro, l’altro in via Manzoni, che regola la vendita di alcol, possibile fino alle 13, e detta l’orario di chiusura, tassativamente alle 19, 30. Un provvedimento arrivato dopo i numerosi episodi violenti accaduti in centro, spesso anche nelle vicinanze del bar Ilenia. Ma la giovane cinese non ci sta a passare da complice dei criminali: «Ho fatto di tutto per migliorare la situazione. Ho provato a parlare coi clienti più difficili, per lo più magrebini, e in tutta risposta mi è stato detto che loro possono fare quello che vogliono e io devo farmi gli affari miei. Poi ho parlato con le forze dell’ordine più di una volta, spiegando le mie difficoltà, ma mi è stato detto che carabinieri e polizia non possono intervenire in un locale pubblico per cacciare persone che non stanno facendo niente. È vero, lo capisco, ma poi le cose accadono e sono io a rimetterci».

Da oggi rimangono a casa tre persone: un’intera famiglia senza occupazione. «Io non sono arrabbiata e non ce l’ho con qualcuno in particolare. Semplicemente sono delusa, sono triste – prosegue la giovane – perché mi aspettavo un briciolo di protezione, di sostegno. Non possiamo continuare a fare questa vita, costantemente bersagliati dalle offese».

Ilenia ha quasi gli occhi lucidi mentre sistema le ultime cose da portar via. La sua avventura nel commercio della città è finita, almeno per ciò che riguarda via Primo Maggio. Il sogno si è spezzato. Senza un perché. «Ci sono rimasta male – conclude Ilenia – così non si può proprio lavorare».

Tommaso Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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