Sicurezza
Officine della Latta, Picchi assolta in appello
La segretaria comunale era stata condannata per falso ideologico insieme a un ex assessore di Lucca
LUCCA. Assolto perché il fatto non sussiste. In una parola: non è stato provato. Cade così anche l’ultima accusa e l’unica sentenza di condanna nei confronti di Marco Chiari, ex super assessore della giunta Favilla, in relazione alla vicenda della vendita del Comune di Lucca alla Safill (controllata del gruppo Salov) di 62 posti auto alle Officine della Latta. Con lui viene assolta anche Tiziana Picchi, di Pontedera.
In primo grado Chiari era stato assolto, assieme a tutti gli altri imputati, dal reato di corruzione in quanto per i giudici quella vendita non fu effettuata a un prezzo di favore per l’intervento dell’ex super assessore che in quel complesso aveva l’ufficio. I giudici ritennero infatti congrua l’offerta di 400mila euro. Chiari e l’allora segretaria generale del Comune, Tiziana Picchi, 61 anni, oggi segretaria comunale a Pontedera, furono condannati dal collegio del tribunale a 2 anni di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) per falso ideologico. Una condanna legata alla telefonata intercettata dalla polizia giudiziaria dei carabinieri nel corso dell’indagine sulla riunione di giunta dell’8 marzo 2011 unita alla testimonianza circostanziata dell’ex assessore Elio Cappellini. La frase «ti metto assente» pronunciata al telefono dalla segretaria dell’ex super assessore che per Cappellini era presente sarebbe stata la prova regina che aveva convinto il collegio. Una prova che si è sbriciolata di fronte sezione di Corte d’Appello di Firenze presieduta dal giudice Maria Cannizzaro che ha assolto entrambi gli imputati. Per l’avvocato di Chiari, Sandro Guerra, anche l’ultima «macchiolina» cade e dopo 8 anni l’onorabilità del suo assistito viene riconosciuta dai giudici: «È emersa l’inattendibilità di Cappellini, unico testimone, e l’incongruenza della sentenza di primo grado che aveva prosciolto Chiari dall’accusa di corruzione. E senza quel reato è incomprensibile pure quello di falso ideologico». Chiari con l’assoluzione ha dimostrato l’infondatezza di tutte le accuse: «Dopo quasi 8 anni la sentenza della Corte d’Appello mi rende giustizia. Anni di intercettazioni, faldoni, centinaia di migliaia di spese a carico dei cittadini per sentirsi dire che c’eravamo sbagliati. Ero stato rappresentato come un mostro: ho reagito, ho combattuto assieme al mio legale ed è stata dimostrata la mia completa innocenza. Dispiace che ora non ci sia più al mio fianco mia madre, scomparsa a novembre. A lei come alle mie figlie e a mia moglie devo il coraggio che mi hanno trasmesso per arrivare sino in fondo».
Luca Tronchetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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