Il Tirreno

Pontedera

Gli studenti ricordano le foibe

Gli studenti ricordano le foibe

Una studentessa dell’Iti Marconi: «Non vogliamo rimanere indifferenti»

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PONTEDERA. La città ha ricordato la tragedia delle foibe con una cerimonia a cui hanno preso parte alcuni studenti del territorio, insieme all’assessore Liviana Canovai, ai consiglieri Mattie Belli e Floriano Della Bella e alla professoressa Daniela Bernardini. Una studentessa dell’Itis Marconi ha ricordato la triste pagina di storia leggendo un testo.

«Nel Giorno della Memoria e nel Giorno del Ricordo – ha detto Veronica Petri – abbiamo studiato la vita delle persone che sono state coinvolte nel dramma della Shoah, delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. In particolare abbiamo letto la biografia delle donne che hanno trascorso parte della loro vita nei lager nazisti, che hanno avuto familiari infoibati, che sono state esse stesse vittime delle foibe e dell’esodo. Leggerò due testimonianze che ci hanno particolarmente colpito perché richiamano noi giovani a una forte responsabilità. La prima frase fa parte della testimonianza di Liliana Segre, nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio nel Giorno della Memoria: “Incontravamo un gruppetto di giovani nostri coetanei, bei ragazzi biondi, con delle belle biciclette. Quei ragazzi ci incrociavano, ci sputavano addosso, ci insultavano… Ed ho ancora davanti agli occhi le facce indifferenti della gente del posto… Ancora oggi mi chiedo se avessero paura di farsi coinvolgere in un gesto di umana pietà perché minacciati e se fossero tutti obbedienti assertori della pura razza ariana”. La seconda testimonianza – ha proseguito Petri – è riferita alla storia di Norma Cossetto, una giovane di 24 anni gettata nella foiba di Visigada dopo aver subito terribili violenze dai suoi carnefici. Queste le parole della sorella Licia dopo il recupero del cadavere: “Norma era bellissima e quando vidi il suo corpo ridotto fuori dalla foiba inizialmente non la riconobbi. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva… Quando il corpo di Norma fu riesumato la ragazza era nuda, le braccia legate con il filo di ferro, i segni delle sevizie ancora sul corpo”. Di fronte a queste parole, noi giovani vogliamo non rimanere indifferenti. Cosa possiamo fare? Studiare la storia, sostenere l’importanza della Memoria ed essere vigili nella quotidianità per riconoscere quelli che Hannah Harendt chiama i sintomi della “banalità del Male”».

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