Attenzione
Un progetto per riscoprire la canapa
Arriva da un imprenditore di Lari l’idea di un impianto mobile unico al mondo per “trasformare” le piante in tessuti
PONTEDERA. Marconcini a Pontedera. Ferretti a Bientina. Lottini a Montecalvoli. Nei loro negozi (da Lottini lo si fa ancora) si acquistavano prodotti tessili e corde fatte con la lavorazione della canapa lavorata dai contadini nei terreni della Valdera (e non solo). Una tradizione, radicata nel passato glorioso delle repubbliche marinare che usavano per corde e vele questo derivato, che ha rischiato di andare completamente perduta con l’avvento di tessuti sintetici (e pure del proibizionismo) ma che ora sembra tornata a seconda vita. Anche grazie ad un progetto innovativo sviluppato a Lari che, di pari passo alla legge 242 del 2016 in grado di aggiornare le disposizioni sulla filiera, apre a nuove possibilità di investimento.
Una tradizione perduta. Durante il regime fascista non si importavano più prodotti tessili. E con l’autarchia le coltivazioni delle fibre di canapa dalle piante di cannabis sativa conobbero anche in provincia di Pisa un vero e proprio boom. «Una tradizione che dalla fine degli anni Sessanta è praticamente sparita. Il lavoro era pesante, poi sono arrivate le fibre sintetiche a sostituire quelle naturali. E con lo sviluppo industriale molti contadini sono diventati operai della Piaggio – racconta Cesare Tofani, uno dei massimi esperti di canapa del nostro territorio –. Poi un amico svizzero mi ha parlato della canapa ed è stata una scoperta».
L’elicottero della finanza. Tofani inizia a viaggiare in tutto il mondo. «Sono stato nei paesi balcanici e in Cina, in Francia e Belgio, nei paesi baltici e in Canada, ho visto e conosciuto a fondo le macchine e le persone che la canapa la conoscono davvero – racconta l’imprenditore –. Poi, era il 1996, in Francia ho comprato i primi sementi legali e ho piantato i primi tre ettari di canapa a Lari, anche perché c’erano dei contributi europei su questo tipo di produzione. Chiaramente ho avvisato i carabinieri per l’inizio di questa produzione, visto che dalle piante di cannabis sativa si possono ricavare anche hashish o marijuana, ma dopo pochi giorni l’elicottero della Guardia di finanza ha comunque sorvolato per diverso tempo i miei terreni».
Un brevetto unico al mondo. Se la coltivazione c’è quello che manca è l’intera filiera che possa portare alla produzione di tessuti e filati. «Prima di tutto ho capito che da solo non sarei andato da nessuna parte – confessa Tofani –. Per questo nel 1998 insieme a una decina di altri imprenditori matti come me ho fondato Assocanapa, poi Toscanapa nel 2012 e ho preso parte alla fondazione dell’Eiha, European Industrial Hemp Association, del quale ero membro del primo direttivo. Non ci siamo fermati e abbiamo iniziato a progettare un impianto sperimentale di macerazione industriale della canapa. Per questo ho fondato prima una società, la Gruppo Fibranova con sede a Bientina (che esiste ancora ma della quale Tofani non fa più parte), poi in appena tre anni abbiamo completato l’impianto pilota a Perignano».
La nuova crisi. Il sistema permetteva di effettuare il processo di stigliatura, ovvero di estrazione di fibra dalla pianta, in 48 ore contro le 3 settimane richieste dal processo tradizionale. In più era in grado di fornire un prodotto finale standard sempre di altissima qualità. Il sistema di bio – macerazione viene brevettato nel 2004, i grandi marchi di moda (Marzotto e Armani su tutti) fanno le prove di filatura. Il settore tessile, però, va in crisi, molte industrie delocalizzano le produzioni in Tunisia, Cina e Lituania. E per 10 anni la il progetto resta in un cassetto.
La nuova rivoluzione. Tofani prosegue con la coltivazione e vendita dei derivati dei semi di canapa: olio, farine, infusi, prodotti di bellezza. Resta, però, un vero e proprio buco nero nella filiera che porta ai prodotti tessili. «Negli ultimi anni c’è stato un ritorno di interesse alla canapa, il problema che gli unici impianti di lavorazione sono a Carmagnola, in provincia di Torino, e a Taranto – racconta l’imprenditore –. Per questo, dopo aver fondato la Naturfibre che ha sede a Lari e si occupa di sementi, nel 2017 ho fondato la Tecnocanapa. Insieme ad altri soci stiamo progettando un impianto mobile, ovvero trasportabile su cinque container, in grado di coprire 1000 ettari di prodotto “grezzo” e muoversi in varie zone della Toscana». Anche questa volta Tofani e i suoi soci sono tra i primi al mondo ad aver pensato ad un impianto mobile di questo tipo. E il mercato questa volta sembra essere pronto, con le griffe di moda già interessate ai filati di canapa. Nasceranno anche tre magazzini di stoccaggio, uno in Maremma, uno in Val di Chiana e uno in Valdarno.
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