Attenzione
Tre rinvii a giudizio per i morti nel crollo
Tra le vittime, dipendenti Enel, anche una donna di Larderello
GROSSETO. La materia è complessa, i contributi scientifici portati dalle parti non possono essere sviluppati in modo esauriente in questa fase. È necessario il dibattimento. E per queste ragioni il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha rinviato a giudizio Luciano Machetti, in qualità di direttore del Consorzio Osa Albegna sino al febbraio 2015, Massimo Luschi, all’epoca responsabile del settore viabilità della Provincia di Grosseto e poi direttore di dipartimento con funzioni di coordinamento e controllo, Renzo Ricciardi, perché responsabile del settore viabilità dopo Luschi (dal 30 dicembre 2010): l’accusa è disastro colposo in relazione all’omicidio colposo, per la morte dei tre tecnici Enel, Paolo Bardelloni, 59 anni, di Massa Marittima, Maurizio Stella, 47, di Follonica, e Antonella Vanni, 48, di Larderello, precipitati nell’alveo del fiume Albegna a causa del crollo della soletta di collegamento tra il ponte e la strada provinciale 94 in località Marsiliana, il 12 novembre 2012. In auto, stavano tornando da Roma: erano morti annegati. Erano le 22.30.
Poco più di due ore la durata dell’udienza per questo fascicolo che affianca un procedimento già avviato per le presunte responsabilità omissive in materia di viabilità, sempre per lo stesso tragico incidente. Per questo secondo processo la prima udienza è fissata per il 6 marzo davanti al giudice Andrea Stramenga. In questo caso, ai tre imputati sono contestate le omissioni nei lavori di messa in sicurezza e nelle opere idriche (il rivestimento della spalla del ponte). L’accusa è stata sostenuta dal pm Arianna Ciavattini, mentre i familiari delle vittime, costituitisi parte civile alla scorsa udienza, sono rappresentati dagli avvocati Felice Guardavaccaro, Laura Pacenti e Paolo Serra.
Dopo i loro interventi, è stata la volta dei difensori dei tre imputati, assistiti dagli avvocati Stefano Del Corso (per Machetti), Carlo Valle (per Luschi) e Luciano Giorgi (per Ricciardi). Tutti e tre hanno insistito per una pronuncia di non luogo a procedere per i propri assistiti per la mancanza degli elementi costitutivi dell’accusa, sia di disastro colposo, sia di omicidio colposo. Parte degli interventi difensivi è stata incentrata sul confronto tra l’alluvione del 21 novembre 2010, che avrebbe dovuto imporre interventi decisi, e quella del 2012. La difesa ha sottolineato che i due eventi alluvionali non sono paragonabili: quello del 2012, hanno argomentato i legali, sarebbe stato eccezionale e imprevedibile, con un tempo di ritorno di 500 anni.
Vi furono rispettivamente 96 mm di precipitazioni contro i 373 del 2012; e nel 2012 era avvenuta solo la rottura dell’argine dell’alveo in un solo punto e per soli 15 metri (due anni dopo risultò distrutto tutto l’argine di destra). Quel danno, senza conseguenze per il manto stradale e in un punto distante circa 40 metri dal punto dell’incidente del 2012, fu riparato dal Consorzio Osa Albegna con un intervento da 30.000 euro poi coperti dalla Provincia e regolarmente certificati. Nessun nesso di causalità tra l’omissione contestata e l’alluvione del 2012, secondo la difesa. E per quanto riguarda l’omicidio colposo, i difensori hanno ricordato che la sala operativa aveva dato disposizioni precise sulla chiusura di quel ponte, regolarmente eseguite (di questo, nello specifico si parla nell’altro processo). Secondo la difesa, i tre tecnici Enel erano non “utenti medi” ma “qualificati” e tali da rendersi conto dell’invalicabilità della transenna da loro oltrepassata. Avrebbero dovuto tornare indietro o informarsi, come fatto in precedenza nel tragitto verso casa.
Per far comprendere meglio la portata degli eventi, ieri è stato proiettato anche un breve video, girato quel giorno di novembre, per dimostrare l’imponenza e l’imprevedibilità della portata delle acque.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
